{"id":1222,"date":"2015-07-22T19:53:26","date_gmt":"2015-07-22T17:53:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francomostacci.it\/?p=1222"},"modified":"2015-07-22T19:53:26","modified_gmt":"2015-07-22T17:53:26","slug":"da-20-anni-gli-italiani-sono-tra-i-piu-tartassati-deuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/2015\/07\/22\/da-20-anni-gli-italiani-sono-tra-i-piu-tartassati-deuropa\/","title":{"rendered":"Da 20 anni gli italiani sono tra i pi\u00f9 tartassati d\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\tdi Franco Mostacci<br \/>\npubblicato sul <a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2015\/07\/21\/il-fatto-edicola-mercoledi-22-luglio-unioni-gay-la-corte-europea-ci-bastona-ma-il-governo-non-si-smuove\/1895303\/\" target=\"_blank\"><strong>Fatto Quotidiano<\/strong><\/a> del 22 luglio 2015<br \/>\npubblicato sul <strong><a href=\"http:\/\/www.usiricerca.it\" target=\"_blank\">Foglietto della Ricerca<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/tasse.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-1223\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/tasse.jpg\" alt=\"tasse\" width=\"169\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/tasse.jpg 327w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/tasse-300x300.jpg 300w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/tasse-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 169px) 100vw, 169px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Quella italiana degli ultimi 20 anni \u00e8 una storia piena di tasse. Tra imposte dirette, indirette e in conto capitale se ne contano quasi un centinaio di categorie.<\/p>\n<p><!--more-->Nel 2014 (figura 1), le entrate tributarie erano formate per il 47% da imposte sul reddito (da lavoro, pensione e capitale), per il 20% dall\u2019Iva, per il 19% da tasse sui prodotti, per il 12% da tasse sulla produzione e per il 2% ad altre tipologie.\u00a0 Ma oltre a essere tante e difficilmente gestibili da imprese e famiglie per i continui e complessi adempimenti, nel tempo le tasse sono anche lievitate e non di poco.<\/p>\n<p>Quando il Pil aumenta \u00e8 normale che anche il gettito tributario si incrementi. Ma se il primo ristagna o cresce poco una pressione tributaria asfissiante sottrae risorse che potrebbero essere destinate a consumi e investimenti, cio\u00e8 a creare lavoro e migliorare la qualit\u00e0 della vita. Pazienza , se \u00a0a fronte di maggiori tasse fossero erogati servizi sociali, ma non \u00e8 il caso dell\u2019Italia. I tributi servono per lo pi\u00f9 a pagare sprechi e corruzione del passato (sotto forma di interessi sul debito pubblico) e del presente.<\/p>\n<p>Negli ultimi 20 anni il gettito tributario \u00e8 aumentato dell\u201988%, passando da 258 a 486 miliardi di euro, il Pil nominale (a prezzi correnti) \u00e8 cresciuto del 64% e quello reale del 9% (figura 2). I maggiori incrementi si sono avuti tra il 1996 e il 1998 (governo presieduto da Prodi, ministro del Tesoro Ciampi), nel 2006-2007 (ancora Prodi) e nel 2012 (Monti).<\/p>\n<p>Nel frattempo la pressione tributaria \u2013 il rapporto tra tasse e Pil \u2013 \u00e8 passata dal 26% al 30% (figura 3).<\/p>\n<p>Nel 1995 il rapporto deficit\/Pil raggiungeva il 7,3% e per rispettare uno dei requisiti per essere accettati nell\u2019Eurozona, fu attuata una politica fiscale di vaste proporzioni.<\/p>\n<p>Molti ricorderanno il contributo straordinario per l\u2019Europa, che nel \u00a01997 frutt\u00f2 all\u2019erario 4.900 miliardi di lire (2,5 miliardi di euro). \u00a0Con quasi 30 miliardi di euro di tasse in pi\u00f9 in un anno, la tosatura fu generale. Quell\u2019anno le imposte dirette aumentarono del 10% (Irpef +9%, l\u2019Irpeg \u2013 ora sostituita dall\u2019Ires &#8211; +43% e l\u2019Ilor \u2013 poi abrogata per lasciare il posto all\u2019Irap &#8211; +20%), le imposte indirette del 9% (raddoppiarono da 1,6 a 3,2 miliardi di euro le imposte governative) e quelle in conto capitale del 151% (oltre alla gi\u00e0 citata tassa per l\u2019Europa altri 3,5 miliardi di euro furono rastrellati con una ritenuta d\u2019acconto sul Tfr).<\/p>\n<p>E quando l\u2019Istat rese noti i conti nazionali del 1997, redatti secondo le regole del Sec1979 allora vigente,\u00a0 il deficit\/Pil era al 2,7% e l\u2019<a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/online\/fatti\/istat\/dati\/dati.html\"><b>euro era a portata di mano<\/b><\/a>, con la piena soddisfazione del Governo e un po\u2019 meno di coloro che avevano pagato le tasse.<\/p>\n<p>Oggi, con l\u2019introduzione delle nuove regole di contabilit\u00e0 nazionale (il Sec2010), si scopre che nel 1997\u00a0 il rapporto deficit\/Pil era al 3%. Resta il fatto che senza il maggior gettito di 30 miliardi di euro il risultato sarebbe stato tra il 5,4% e il 5,7%. Si pu\u00f2 quindi affermare, senza timore di essere smentiti, che gli italiani per passare dalla lira all\u2019euro hanno pagato, e neanche poco.<\/p>\n<p>Nel 1998 (dopo l\u2019avvicendamento tra Prodi e D\u2019Alema, con Amato ministro del Tesoro) fu introdotta l\u2019Irap, l\u2019imposta regionale sulle attivit\u00e0 produttive che frutt\u00f2 all\u2019erario altri 27 miliardi e la pressione tributaria sal\u00ec al 29%, livello al quale si mantenne stabile anche nel 1999, quando furono aggiunte le addizionali regionali e comunali sull\u2019Irpef (2,5 miliardi di euro).<\/p>\n<p>La cura da cavallo fece scendere l\u2019<a href=\"http:\/\/archiviostorico.corriere.it\/2000\/marzo\/02\/Crolla_deficit_pubblico_riparte_crescita_co_0_0003026740.shtml\"><b>indebitamento all\u20191,9% del Pil<\/b><\/a>, un livello mai raggiunto negli ultimi 40 anni.<\/p>\n<p>Con il governo Berlusconi (2001-2005) la pressione tributaria diminu\u00ec, ma l\u2019indebitamento riprese quota. Al momento non ci furono conseguenze, perch\u00e9 i dati che pubblicava l\u2019Istat erano rassicuranti. Nel 2001 il deficit\/Pil fu stimato all\u20191,4%, mentre ora, dopo numerose revisioni al rialzo, sappiamo che era al 3,4%. Un valore che avrebbe potuto far aprire nell\u2019immediato una procedura per deficit eccessivi nei confronti dell\u2019Italia. Erano gli anni in cui la Grecia truccava i conti pubblici per poter entrare nell\u2019euro e anche Francia e Germania avevano un indebitamento superiore al 3% del Pil. Cosicch\u00e9 nessuno aveva interesse a controllare cosa faceva il vicino.<\/p>\n<p>Nel 2005, dopo 5 anni consecutivi di sforamento, la Commissione europea apr\u00ec una procedura di infrazione per deficit eccessivo nei confronti dell\u2019Italia.<\/p>\n<p>Tocc\u00f2 quindi a Prodi, tornato nel frattempo al Governo, porre rimedio ai conti pubblici. La pressione tributaria che era scesa al 27% riprese a crescere.\u00a0 Le tasse aumentarono di 38 miliardi di euro nel 2006 (+10%) e di 27 miliardi di euro nel 2007 (+6%). In forte crescita il gettito Irpef (21 miliardi in due anni incluse le addizionali), l\u2019Ires (17 miliardi di euro), le ritenute sugli interessi e su altri redditi da capitale (circa 4 miliardi), l\u2019Iva (10 miliardi), l\u2019Irap (5 miliardi), le imposte sui tabacchi (1,7 miliardi) e su lotto e lotterie (1,7 miliardi).<\/p>\n<p>Riportato l\u2019indebitamento a livelli fisiologici, Prodi lasci\u00f2 il testimone nuovamente a Berlusconi \u00a0che, insieme al suo ministro dell\u2019Economia Tremonti, ridusse nuovamente la pressione tributaria dal 29 al 28%, ma, complice la crisi economica internazionale, non pot\u00e9 impedire che l\u2019indebitamento volasse al 5,3% nel 2009, causando l\u2019apertura di una nuova procedura di infrazione per deficit eccessivo.<\/p>\n<p>Fu solo nel 2012, con le manovre fiscali del governo Monti, che l\u2019indebitamento netto fu ricondotto al 3%. A farne le spese ancora una volta gli italiani, costretti a sostenere il fardello di ulteriori 23 miliardi di euro di tasse (di cui 13 di maggiori imposte sui fabbricati nel passaggio da Ici a Imu) e una pressione tributaria schizzata al 30%, valore rimasto invariato con i governi Letta e Renzi.<\/p>\n<p>All\u2019interno dell\u2019Eurozona solo Finlandia (31,1%) e Belgio (30,6%) hanno una pressione tributaria maggiore di quella italiana, di quasi 5 punti superiore alla media (figura 4). Il Paese dove si pagano meno tasse \u00e8 la Slovacchia (16,7%), ma anche in Spagna (21,5%), Germania (22,9%) e Grecia (23,5%, +3% dal 2006) la situazione \u00e8 decisamente pi\u00f9 favorevole. Uno sguardo d\u2019insieme alle differenti modalit\u00e0 e intensit\u00e0 di tassazione \u00e8 sufficiente per comprendere quanto sia lontana l\u2019idea di una politica fiscale europea comune.<\/p>\n<p>L\u2019Italia ha la quota pi\u00f9 bassa in assoluto di gettito Iva (5,8% sul Pil), pur avendo un\u2019<a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/taxation_customs\/resources\/documents\/taxation\/vat\/how_vat_works\/rates\/vat_rates_en.pdf\"><b>aliquota ordinaria<\/b><\/a> che si colloca in posizione intermedia tra il 17% del Lussemburgo e il 24% della Finlandia. I fattori che nel nostro Paese determinano questa situazione sono sia \u00a0l\u2019ampio ricorso alle aliquote ridotte del 4% o del 10%, sia l\u2019incidenza dell\u2019evasione fiscale.<\/p>\n<p>In compenso l\u2019Italia detiene il triste primato delle tasse sui prodotti (5,4%; in Germania il 2,5%), sulla produzione (3,6%, superata solo dal 4,6% della Francia; in Germania lo 0,7%) e sul reddito (14,5%, subito dietro a Belgio 16,2% e Finlandia 15,3%).<\/p>\n<p>In queste condizioni appare ben difficile una solida ripresa economica.<\/p>\n<p>La diminuzione della pressione tributaria, da tutti auspicata, deve per\u00f2 fare i conti con il rapporto deficit\/Pil\u00a0 che ha una stretta relazione inversa con essa. \u00a0La storia degli ultimi 20 anni ci ha insegnato che per rispettare i vincoli di bilancio sono state aumentate le tasse e sar\u00e0 ben difficile che le cose possano cambiare di qui in avanti.<\/p>\n<p>Nel Def dello scorso aprile, il Governo ha previsto che il gettito tributario aumenter\u00e0 di 80 miliardi tra il 2014 e il 2019. La pressione tributaria crescer\u00e0 dal 30,1% al 30,7%, raggiungendo un picco del 31,2% nel 2016-2017 (figura 5).<\/p>\n<p>Il recente annuncio di Renzi di un taglio di 50 miliardi di euro in 5 anni a partire dal 2016 (quasi il 10% del gettito totale), sta quindi a significare\u00a0 che le tasse in ogni caso aumenteranno, anche se \u00a0&#8211; solo &#8211; di 30 miliardi di euro.<\/p>\n<p>In tale eventualit\u00e0 la pressione tributaria scenderebbe al 28,5%, tornando ai livelli del 2011 e, comunque, sarebbe sempre \u00a0abbastanza elevata.<\/p>\n<p>In questo modo salterebbe \u00a0il pareggio di bilancio, in quanto dall\u2019avanzo previsto di 0,9% di Pil nel 2019, si tornerebbe a un deficit di 1,2% (o poco meno se si tenesse conto degli effetti benefici sulla crescita di una minore tassazione).<\/p>\n<p>Considerando le clausole di salvaguardia su Iva e accise previste dalle Leggi di stabilit\u00e0 gi\u00e0 approvate, le coperture per dare seguito alle promesse di Renzi appaiono alquanto incerte.<\/p>\n<p>Non resta che attendere la Nota di aggiornamento al Def del prossimo settembre, con la quale il Governo sveler\u00e0 come rendere compatibile l\u2019annuncio del premier con il rigoroso percorso di risanamento dei conti pubblici previsto dalle regole europee.<\/p>\n<p>Figura 1 \u2013<b>Ripartizione del gettito tributario per macrocategorie <\/b>\u2013 2014 (<i>milioni di euro e<\/i> <i>valori percentuali<\/i>)<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/2015_pressionetributaria1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1217\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/2015_pressionetributaria1.png\" alt=\"2015_pressionetributaria1\" width=\"615\" height=\"413\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/2015_pressionetributaria1.png 615w, 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Eurostat<\/i><\/p>\n<p>Figura 5 \u2013<b> Rapporto deficit\/Pil <\/b>(scala sx)<b> e Pressione tributaria <\/b>(scala dx) \u2013 Previsioni Def e \u2018scenario Renzi\u2019(*) \u2013 2014-2019<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/2015_pressionetributaria5.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1221\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/2015_pressionetributaria5.png\" alt=\"2015_pressionetributaria5\" width=\"809\" height=\"447\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/2015_pressionetributaria5.png 809w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/2015_pressionetributaria5-300x166.png 300w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/2015_pressionetributaria5-768x424.png 768w\" sizes=\"(max-width: 809px) 100vw, 809px\" \/><\/a><br \/>\n(*) <em>Il totale delle imposte previsto dal Def \u00e8 stato ridotto di 10 miliardi di euro addizionali ogni anno a partire dal 2016.<\/em><br \/>\nFonte: <i>elaborazioni su dati Ministero Economia e Finanze<\/i>\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franco Mostacci pubblicato sul Fatto Quotidiano del 22 luglio 2015 pubblicato sul Foglietto della Ricerca Quella italiana degli ultimi 20 anni \u00e8 una storia piena di tasse. 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