{"id":1980,"date":"2017-03-23T20:16:17","date_gmt":"2017-03-23T19:16:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francomostacci.it\/?p=1980"},"modified":"2017-03-23T20:16:17","modified_gmt":"2017-03-23T19:16:17","slug":"litalia-che-arranca-un-confronto-impietoso-con-la-germania-dalla-crisi-a-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/2017\/03\/23\/litalia-che-arranca-un-confronto-impietoso-con-la-germania-dalla-crisi-a-oggi\/","title":{"rendered":"L&#8217;Italia che arranca: un confronto impietoso con la Germania dalla crisi a oggi"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\tdi <strong>Franco Mostacci<br \/>\n<\/strong>pubblicato sul <a href=\"www.ilfoglietto.it\" target=\"_blank\">Foglietto della Ricerca<\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><em>L&#8217;articolo \u00e8 apparso sul Fatto Quotidiano del 22 marzo 2017 sotto il titolo &#8220;<a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/articoloFQ_20170322.pdf\" target=\"_blank\"><strong>In morte degli investimenti pubblici: la ricetta suicida seguita dai governi italiani<\/strong><\/a>&#8220;<\/em><\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/italia_arranca.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-1988\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/italia_arranca.jpg\" alt=\"italia_arranca\" width=\"200\" height=\"112\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/italia_arranca.jpg 380w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/italia_arranca-300x168.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u2019analisi dei conti economici evidenzia un\u2019Italia che arranca e non riesce a tenere il passo degli altri partner europei.<\/p>\n<p><!--more-->La crescita di 0,9% del Pil per il 2016, a confronto con il +1,7% dell\u2019Eurozona, \u00e8 poca cosa se si tiene conto delle condizioni esterne favorevoli che hanno caratterizzato l\u2019anno appena trascorso (prezzo del petrolio, cambio euro\/dollaro, quantitative easing).<\/p>\n<p>Per tornare al picco massimo di Pil del 2007, quando ebbe inizio la grande recessione, l\u2019Italia deve ancora recuperare il 7%, mentre nel frattempo la Germania \u00e8 cresciuta del 9,4%, ad un ritmo triplo del nostro negli ultimi 3 anni.<\/p>\n<p>Sebbene nel 2016 abbia conseguito un avanzo della bilancia commerciale di 240 miliardi di euro (a prezzi correnti), il contributo della domanda estera al Pil tedesco (a prezzi costanti) \u00e8 stato negativo, come \u00e8 accaduto, peraltro anche per l\u2019 Italia, il cui saldo nominale tra export e import \u00e8 risultato positivo per circa 60 miliardi.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo anno, le differenze con la Germania (un punto percentuale) sono dovute unicamente ai consumi privati (+0,8% rispetto a +1,1% ), ma soprattutto pubblici (+0,1% rispetto a+0,8%).<\/p>\n<p>La politica espansiva di spesa pubblica non ha impedito alla Germania di conseguire un risparmio di 23,7 miliardi di euro, mentre in Italia l\u2019indebitamento ha toccato i 40 miliardi di euro.<\/p>\n<p><strong>La differenza<\/strong> \u00e8 solo in parte spiegabile con gli interessi sul debito pubblico: in Germania il tasso implicito \u00e8 al 2%, in Italia supera il 3%, fanno circa 20 miliardi di differenza (un terzo del totale).<\/p>\n<p>Il problema italiano, in cui anche un modello potenzialmente virtuoso come Consip rimane invischiato nelle pastoie della corruzione, \u00e8 l\u2019efficienza della spesa pubblica.<\/p>\n<p>Nulla da meravigliarsi, quindi, se in Germania il contributo dei consumi pubblici alla spesa del Pil \u00e8 stato del 3,6% negli ultimi nove anni, mentre in Italia ha pesato in negativo per mezzo punto percentuale.<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 un Paese che va a ritroso. Nel 2007, gli investimenti fissi lordi della pubblica amministrazione italiani e tedeschi erano quasi allo stesso livello, poco al di sotto dei 50 miliardi. Da allora, per\u00f2, in Germania sono aumentati del 37% e in Italia diminuiti del 26% (-10% negli ultimi 3 anni). Oggi i loro investimenti pubblici sono quasi il doppio dei nostri.<\/p>\n<p>Nel frattempo in Italia le uscite correnti, al netto degli interessi, sono cresciute del 17% e quelle delle sole amministrazioni centrali dello Stato, del 22%. Certo, la spesa corrente \u00e8 meno comprimibile rispetto agli investimenti, ma, a giudicare dalla fine ingloriosa di tutte le recenti proposte di spending review (in ultima quella di Cottarelli), appaiono evidenti le modalit\u00e0 suicide con cui i governi avvicendatisi in questi anni hanno percorso la strada del risanamento dei conti pubblici.<\/p>\n<p>Al 2015, gli investimenti fissi lordi delle amministrazioni centrali dello Stato erano diminuiti del 17% e quelli degli enti locali del 22%, con i Comuni che avevano perso pi\u00f9 del 30% (da 15,1 a 10,4 miliardi di euro).<\/p>\n<p>Gli investimenti in fabbricati sono scesi da 12,3 miliardi del 2007 a 7,3 nel 2015 (-42%), le opere del genio civile da 5,7 a 3,4 miliardi (-41%), gli impianti e macchinari da 6,4 a 3,1 miliardi (-51%), invariati le opere stradali (9,4 miliardi) e i prodotti dell\u2019ingegno (10,5 miliardi). Gli unici a crescere nettamente sono gli investimenti in armamenti (+28%).<\/p>\n<p><strong>Nella primavera<\/strong> <strong>scorsa<\/strong>, dopo i primi conteggi provvisori, successivamente smentiti dalle revisioni statistiche, sembrava che il trend italiano si fosse finalmente invertito e il Governo Renzi si era affrettato ad avanzare la richiesta di avvalersi della clausola sugli investimenti pubblici prevista dalle regole di bilancio dell\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p>Una maggiore flessibilit\u00e0 sull\u2019indebitamento strutturale, in cambio dell\u2019impegno a cofinanziare con risorse aggiuntive i progetti del Fondo europeo degli investimenti strategici (Feis), il Piano Juncker.<\/p>\n<p>Il Consiglio dell\u2019Unione Europea, a maggio dello scorso anno ha concesso all\u2019Italia una flessibilit\u00e0 di 0,25% di Pil (4,1 miliardi di euro) per gli investimenti pubblici, sollevando per\u00f2 dubbi sulla fattibilit\u00e0 dell\u2019impegno assunto e riservandosi una verifica ex post sull\u2019entit\u00e0 dei cofinanziamenti effettivamente impegnati.<\/p>\n<p>Se \u00e8 stata un&#8217;altra promessa non rispettata, ora i nodi verranno al pettine. Nel 2016, forse anche in conseguenza dell\u2019entrata in vigore del nuovo codice degli appalti che sembra aver paralizzato molti enti, gli investimenti pubblici, anzich\u00e9 aumentare, sono scesi di 2 miliardi e l\u2019osservatorio congiunturale dell\u2019Ance registra una flessione del 2,1% in numero e del 16,6% in valore dei nuovi bandi di gara per lavori pubblici.<\/p>\n<p>Una cruda realt\u00e0, ancor pi\u00f9 se si deve constatare che paradossalmente, con una corruzione diffusa a tutti i livelli istituzionali, forse \u00e8 meglio cos\u00ec.<\/p>\n<p>Fino a quando si continuer\u00e0 senza una seria programmazione degli interventi, con procedure opache di aggiudicazione dei bandi di gara, appalti che non rispettano i tempi e i costi inizialmente previsti, opere pubbliche incomplete o talvolta inutili, la qualit\u00e0 e l\u2019efficienza degli investimenti pubblici rimarranno una chimera.<\/p>\n<p><strong>In questi anni<\/strong> la politica italiana, pur nei vincoli imposti dalle regole di bilancio europee, ha scelto un modello a perdere e le conseguenze sono devastanti.<\/p>\n<p>Se non si interviene radicalmente sui mali &#8211; neanche troppo oscuri &#8211; della nostra societ\u00e0 e non si trova la spinta per invertire la rotta, l\u2019Italia continuer\u00e0 il suo lento e inesorabile declino.<\/p>\n<p><strong>Variazione del Pil a prezzi costanti in Italia e Germania nel periodo 2007-2016 (2007=100)<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/2017_itager_fig1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1981\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/2017_itager_fig1.jpg\" alt=\"2017_itager_fig1\" width=\"667\" height=\"406\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/2017_itager_fig1.jpg 667w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/2017_itager_fig1-300x183.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 667px) 100vw, 667px\" \/><\/a><br \/>\n<\/strong><em>Fonte: elaborazioni su dati Istat e DeStatis<\/em><\/p>\n<p><strong>Composizione e contributi al Pil a prezzi costanti in Italia e Germania nel 2016<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/2017_itager_tav1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1982\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/2017_itager_tav1.jpg\" alt=\"2017_itager_tav1\" width=\"698\" height=\"319\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/2017_itager_tav1.jpg 698w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/2017_itager_tav1-300x137.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 698px) 100vw, 698px\" \/><\/a><br \/>\n<\/strong><em>Fonte: elaborazioni su dati Istat e DeStatis<\/em><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>Composizione e contributi al valore aggiunto a prezzi costanti in Italia e Germania nel 2016<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/2017_itager_tav2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1983\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/2017_itager_tav2.jpg\" alt=\"2017_itager_tav2\" width=\"698\" height=\"361\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/2017_itager_tav2.jpg 698w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/2017_itager_tav2-300x155.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 698px) 100vw, 698px\" \/><\/a><br \/>\n<\/strong><em>Fonte: elaborazioni su dati Istat e DeStatis<\/em><\/p>\n<p><strong>Investimenti fissi lordi della PA in Italia e Germania nel periodo 2007-2016 (miliardi di euro)<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/2017_itager_fig2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1984\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/2017_itager_fig2.jpg\" alt=\"2017_itager_fig2\" width=\"688\" height=\"411\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/2017_itager_fig2.jpg 688w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/2017_itager_fig2-300x179.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 688px) 100vw, 688px\" \/><\/a><br \/>\n<\/strong><em>Fonte: elaborazioni su dati Istat e DeStatis<\/em><\/p>\n<p><strong>Investimenti fissi lordi della PA per tipologia &#8211; Italia\u00a0 2007 e 2015 (miliardi di euro e valori percentuali)<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/2017_itager_fig3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1985\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/2017_itager_fig3.jpg\" alt=\"2017_itager_fig3\" width=\"596\" height=\"419\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/2017_itager_fig3.jpg 596w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/2017_itager_fig3-300x211.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 596px) 100vw, 596px\" \/><\/a><br \/>\n<\/strong><em>Fonte: elaborazioni su dati Istat<\/em><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: 'Calibri','sans-serif';\">\u00a0<\/span><\/strong>\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franco Mostacci pubblicato sul Foglietto della Ricerca L&#8217;articolo \u00e8 apparso sul Fatto Quotidiano del 22 marzo 2017 sotto il titolo &#8220;In morte degli investimenti pubblici: la ricetta suicida seguita dai governi italiani&#8220; 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