{"id":2452,"date":"2008-10-05T18:03:57","date_gmt":"2008-10-05T16:03:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francomostacci.it\/?p=2452"},"modified":"2008-10-05T18:03:57","modified_gmt":"2008-10-05T16:03:57","slug":"linflazione-il-carovita-e-le-rivalutazioni-salariali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/2008\/10\/05\/linflazione-il-carovita-e-le-rivalutazioni-salariali\/","title":{"rendered":"L&#8217;inflazione, il carovita e le rivalutazioni salariali"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\tdi <strong>Franco Mostacci<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/referendum-scala-mobile-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-2453\" src=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/referendum-scala-mobile-1.jpg\" alt=\"referendum scala mobile\" width=\"200\" height=\"154\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u2019aumento dei prezzi al consumo (l\u2019inflazione), pu\u00f2 essere analizzato sotto diversi punti di vista, ma per i lavoratori dipendenti ha interesse soprattutto quando viene posto in relazione al proprio reddito disponibile (lo stipendio ricevuto al netto delle tasse pagate). <!--more-->Se anche questo aumentasse (o si riducesse il carico fiscale) di pari passo con i prezzi, il lavoratore e la sua famiglia potrebbero mantenere lo stesso standard di vita. L\u2019inflazione viene, quindi, osservata e valutata sotto l\u2019aspetto del potere d\u2019acquisto dello stipendio. Ecco, per\u00f2, emergere una prima contraddizione: i prezzi aumentano quotidianamente ma il salario viene rivisto con una tempistica molto pi\u00f9 lenta. I contratti del pubblico impiego (ma non solo), sono rinnovati dopo la loro naturale scadenza. E non si tratta pi\u00f9 di fattori occasionali a determinare questi gravi ritardi, ma di una vera e propria \u201ctattica\u201d dilatoria, adottata dai vari Governi per conseguire un risparmio sulla spesa pubblica (ancora non sono state stanziate le risorse per i rinnovi 2008-2009 e nel settore della ricerca pubblica ancora si attende la definizione del contratto 2006-2007). Quindi, i prezzi corrono avanti ed a distanza di qualche anno gli stipendi si adeguano. Con la conseguenza che i soldi che si ricevono al momento del rinnovo del contratto a titolo di arretrati, sono stati erosi dall\u2019inflazione e non \u00e8 pi\u00f9 possibile acquistare ci\u00f2 che si sarebbe potuto comprare se fossero stati corrisposti a tempo debito. Eppure una volta non era cos\u00ec. Dall\u2019immediato dopoguerra (all\u2019inizio degli anni \u201950) e fino ai primi anni \u201990, le retribuzioni dei lavoratori dipendenti venivano adeguate automaticamente sulla base della variazione della cosiddetta indennit\u00e0 di contingenza o scala mobile. Sulla base di un paniere di beni e servizi che assicuravano un dato standard di vita ad una famiglia tipo (padre, madre, due figli della classe operaio-impiegatizia), l\u2019Istat calcolava come variava nel tempo la spesa per l\u2019acquisto dello stesso paniere. Dopo l\u2019approvazione dei dati e la determinazione dello scatto di contingenza da parte di una Commissione nazionale (con rappresentanze sia datoriali che dei lavoratori), a partire dal mese successivo venivano adeguati gli stipendi. Un meccanismo automatico, non certo privo di pecche (anche allora si faceva la \u201ccresta\u201d ai lavoratori mantenendo nel paniere prodotti che non venivano pi\u00f9 utilizzati, come l\u2019olio di fegato di merluzzo, o altri il cui prezzo era \u201ccalmierato\u201d e non aumentava mai, ma che di fatto erano introvabili, come le sigarette nazionali e la ciriola), ma che tutto sommato ha retto anche durante i 10 anni di <em>iperinflazione<\/em> dalla met\u00e0 degli anni \u201970 alla met\u00e0 degli anni \u201980. La scala mobile, dapprima bimestrale e poi trimestrale, nel 1986 divenne semestrale, con cadenza 1\u00b0 maggio e 1\u00b0 novembre di ogni anno.<\/p>\n<p>Con l\u2019accordo del 3 luglio 1992, durante il governo Amato, il sindacato rinunci\u00f2 definitivamente, dopo 46 anni, alla scala mobile, per evitare di alimentare la spirale inflazionistica (aumento dei prezzi, aumento degli stipendi, maggiore propensione al consumo, aumento dei prezzi e cos\u00ec via).<br \/>\nPer emettere oggi un giudizio sulla decisione sindacale, che danneggi\u00f2 senza dubbio alcuno i lavoratori, bisogna, per\u00f2, tenere presente la situazione del momento. L\u2019inflazione era al 5,4%, la lira sotto pressione tanto che a met\u00e0 settembre la Banca d\u2019Italia fu costretta ad abbandonarla al suo destino: una svalutazione che caus\u00f2 l\u2019uscita dallo SME (una banda di oscillazione entro la quale potevano muoversi le valute degli Stati della comunit\u00e0 europea). La crisi economica, associata alla crisi della politica (siamo in piena tangentopoli), si tradusse in una manovra finanziaria da 100.000 miliardi (quella per intenderci del prelievo sui conti correnti, dell\u2019aumento dell\u2019et\u00e0 pensionabile, dell\u2019introduzione dell\u2019Ici, del ticket sanitario, della tassa sul medico di famiglia). La lira tocc\u00f2 il suo minimo storico rispetto al marco, quota 940, mentre il dollaro era a 1.300 lire. In questo contesto economico, il 23 luglio 1993, durante il governo Ciampi, venne siglato il protocollo sulla politica dei redditi e dell\u2019occupazione, che introdusse il famigerato tasso di inflazione programmata (il TIP), quale parametro di riferimento per i rinnovi contrattuali. Sono gli anni in cui bisogna governare la transizione dell\u2019Italia verso l\u2019euro, facendo in modo che alcuni parametri economico-finanziari (tasso di inflazione, rapporto deficit\/Pil, rapporto debito pubblico\/Pil, tasso di cambio, tasso di interesse a lungo termine) siano ricondotti all\u2019interno dei rigorosi limiti definiti con il Trattato di Maastricht, per evitare il rischio di rimanere fuori dalla moneta unica, con una lira sempre pi\u00f9 debole ed in bal\u00eca delle speculazioni internazionali. E qui veniamo alla seconda grave contraddizione introdotta nel meccanismo di rinnovo dei contratti di lavoro, che con l\u2019accordo del \u201993 fu completamente ridisegnato. Il protocollo di intesa, stabilisce che gli effetti economici del contratto sono legati al tasso di inflazione programmata.\u00a0 L\u2019accordo prevedeva che le parti (governo, datori di lavoro privati, sindacati) si sarebbero impegnate per perseguire \u201c<strong>comportamenti, politiche contrattuali e politiche salariali coerenti con il tasso di inflazione programmata<\/strong>\u201d. Cio\u00e8, che una volta fissato il TIP, ognuno per la propria parte, ma <em>in primis<\/em> il Governo, avrebbero dovuto fare qualcosa di concreto. Nei fatti, per\u00f2, dopo i primi anni, questo benedetto TIP \u00e8 rimasto completamente svincolato dalla realt\u00e0, mostrando il suo vero volto, cio\u00e8 rivelandosi uno strumento in mano al governo per deprimere gli aumenti contrattuali e ridurre il potere d\u2019acquisto degli stipendi dei lavoratori.Il governo Berlusconi, gi\u00e0 nella legislatura 2001-2006 aveva dato prova, per mano del ministro Tremonti, di come fosse possibile utilizzarlo in tal senso. In tutto il periodo, il TIP \u00e8 risultato mediamente inferiore di 0,7 punti l\u2019anno rispetto all\u2019indice Foi calcolato dall\u2019Istat.<\/p>\n<p>Nel 2008, con il primo DPEF dell\u2019attuale governo Berlusconi, il ministro Tremonti ha dato il meglio di s\u00e9, quando a fronte di una inflazione \u201cacquisita\u201d del 3%, ha avuto l\u2019ardire di fissare il tasso di inflazione programmata (TIP) all\u20191,7%, la met\u00e0 di quello che ragionevolmente dovrebbe essere il valore che si raggiunger\u00e0 alla fine dell\u2019anno. La motivazione addotta \u00e8 insolente. Non si deve recuperare l\u2019inflazione dovuta agli aumenti degli input importati, in quanto \u201c<strong>questo impatto rappresenta un impoverimento netto per l\u2019intero paese, non solo per una sua parte<\/strong>\u201d. Una teoria davvero originale (ma che evidentemente ha fatto proseliti nella Confindustria), visto che i fattori produttivi scaricano sul prezzo di vendita i costi dell\u2019importazione e che, quindi, a pagarne le conseguenze sono solo gli acquirenti finali, le famiglie. Le quali, nel caso dei lavoratori dipendenti, quell\u2019inflazione, di cui non hanno alcuna colpa, non possono neanche sperare di recuperarla, se i loro redditi sono adeguati con il TIP. Mentre qualcun altro, in Italia, trova il modo di\u00a0 trarre profitto anche con il prezzo del petrolio alle stelle. Ma la fantasia al ministro dell\u2019economia non manca ed ai giornali fornisce una versione ancora pi\u00f9 folcloristica: \u201c<strong>chiamate la banca centrale europea <\/strong>\u2013 dice \u2013<strong> vi spiegano cosa scrivere sull\u2019inflazione, che deve stare sotto il 2% in tutti i Paesi dell\u2019UE<\/strong>\u201d. Purtroppo, signor ministro, non \u00e8 cos\u00ec. La Bce dice che bisogna perseguire un obiettivo di inflazione che non superi il 2% e quindi chiede di porre in essere misure per il contenimento dell\u2019inflazione. Tutt\u2019altra cosa che scrivere un\u00a0 numero non superiore a 2 e attendere gli eventi senza fare nulla. Un TIP all\u20191,7% per il 2008 \u00e8 parso talmente offensivo ed insolente che perfino la Confindustria, per bocca della Marcegaglia, in un impeto di generosit\u00e0, in quei giorni ha detto: facciamo almeno il 2%.<br \/>\nLa realt\u00e0 \u00e8 che oggi il meccanismo del tasso di inflazione programmata non ha pi\u00f9 senso. Un affermazione, questa, che \u00e8 condivisa da un autorevole esponente del Governo, che non pi\u00f9 tardi di 3 mesi fa ha dichiarato che \u201c<strong>gli accordi di luglio potrebbero facilmente essere rivisti in ragione, soprattutto, del venire meno dell\u2019obiettivo disinflazionistico che era stato alla base degli accordi tripartiti<\/strong>\u201d (\u201cPer una proposta di shopping contrattuale\u201d, <a href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/\">www.lavoce.info<\/a>). L\u2019autore? Renato Brunetta. Oggi, l\u2019inflazione ha fondamentalmente due matrici: le tensioni sui prezzi internazionali dei prodotti petroliferi e le speculazioni. In un contesto socio-economico, come quello attuale, in cui le famiglie hanno significativamente ridotto i propri consumi, non solo quelli voluttuari, fino a rivedere gli stili di vita e le abitudini di spesa, il recupero (anche parziale) del potere d\u2019acquisto dello stipendio, insieme al sostegno all\u2019occupazione giovanile, diventano le priorit\u00e0, per ridare ossigeno e slancio al Paese.<\/p>\n<p>Per ottenere il raggiungimento di questo obiettivo serve un atto di responsabilit\u00e0 del sindacato confederale, che detiene il monopolio della contrattazione (non si capisce perch\u00e9 CGIL-CISl-UIL e da un po\u2019 di tempo perfino la <em>new entry<\/em> UGL, rappresentino le \u201cparti sociali\u201d, mentre il sindacalismo di base viene escluso in quanto, evidentemente, \u201cparte asociale\u201d). Abbiamo spesso sentito parlare a sproposito sulla necessit\u00e0 di avere un sindacato responsabile. L\u2019unico atto di responsabilit\u00e0 per un sindacato \u00e8 quello verso i lavoratori e deve essere esercitato chiedendo la reintroduzione di un meccanismo automatico di recupero dell\u2019inflazione. Lascino ad altri, a chi compete, di governare l\u2019economia del Paese ed in primo luogo di impedire gli aumenti dei prezzi.<br \/>\nSe proviamo a rovesciare la spirale prezzi-salari, il risultato pu\u00f2 essere diametralmente diverso.<br \/>\nSe un Governo sapesse che all\u2019aumentare dei prezzi corrisponderebbero aumenti dei salari che fanno recuperare ai lavoratori il potere d\u2019acquisto perduto, porr\u00e0 in essere misure preventive per contenere l\u2019inflazione, innescando una spirale virtuosa.<br \/>\nMa se un Governo sa che, indipendentemente da come va l\u2019inflazione, potr\u00e0 decidere di far aumentare poco gli stipendi, avr\u00e0 un interesse minore a tenere sotto controllo l\u2019inflazione.<br \/>\nD\u2019altronde ci troviamo di fronte ad un Governo che sembra avere idee confuse sulla materia, o forse vuole solo farcelo credere. A parte l\u2019uscita estemporanea di un paio di giorni fa del presidente del consiglio che ha dichiarato, a commento dei dati negativi sul Pil, in maniera tanto semplicistica quanto sconsiderata che \u201c<strong>l\u2019Italia \u00e8 comunque un Paese solido con un alto tenore di vita e di benessere<\/strong>\u201d, lascia quantomeno perplessi il contenuto delle premesse del Dpef 2009-2013: \u201c<strong>stiamo mettendo in campo tutti gli strumenti possibili per garantire la tenuta sociale a partire dall\u2019attenuazione, specialmente per la parte pi\u00f9 debole della popolazione, dell\u2019impatto del carovita e dei mutui sulla casa<\/strong>\u201d.<br \/>\nQuesti strumenti finora non si sono visti e sembra che il Governo sia impegnato in tutt\u2019altre questioni (non \u00e8 il caso qui di accennare al pericolo incombente di reintroduzione delle gabbie salariali sull\u2019onda del federalismo).<br \/>\nPreoccupa anche, per\u00f2, che si identifichi la parte pi\u00f9 debole della popolazione con le famiglie che si trovano in difficolt\u00e0 per il pagamento del mutuo. Non ci sono dubbi, che in questo momento possano essere particolarmente esposte da un punto di vista finanziario, ma al Governo sembrano sfuggire i concetti di povert\u00e0, indigenza, esclusione sociale. Chi e quanti sono i poveri in Italia? Di cosa hanno bisogno? Sono domande alle quali dovrebbe fornire una risposta adeguata l\u2019Istat. Ma, l\u2019istituto nazionale di statistica, su denuncia del sindacato Usi\/RdB, nel 2004, si \u00e8 trovato costretto ad interrompere la pubblicazione dei dati sulla \u201cpovert\u00e0 assoluta\u201d, perch\u00e9 cos\u00ec come era congegnata la statistica non considerava come tali ben 800.000 poveri, dando una visione distorta del fenomeno. Dal 2004 ad oggi, nonostante l\u2019Istat abbia istituito una pletorica commissione di studio, non \u00e8 dato sapere quanti poveri ci siano in Italia e come siano distribuiti sul territorio. Ma, soprattutto, si avverte la necessit\u00e0 di definire un paniere di beni e servizi essenziali per la sopravvivenza, che soddisfino i bisogni primari. Un paniere che\u00a0 &#8211; opportunamente aggiornato nel tempo &#8211; potrebbe costituire il riferimento rispetto al quale costruire un indice dei prezzi per la rivalutazione automatica di stipendi e pensioni.\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franco Mostacci L\u2019aumento dei prezzi al consumo (l\u2019inflazione), pu\u00f2 essere analizzato sotto diversi punti di vista, ma per i lavoratori dipendenti ha interesse soprattutto quando viene posto in relazione al proprio reddito disponibile (lo stipendio ricevuto al netto delle tasse pagate).<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"","footnotes":""},"categories":[10],"tags":[95,316,584,659],"class_list":["post-2452","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-prezzi","tag-carovita","tag-inflazione","tag-scala-mobile","tag-tasso-inflazione-programmata","et-doesnt-have-format-content","et_post_format-et-post-format-standard"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2452","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2452"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2452\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2452"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2452"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2452"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}