{"id":252,"date":"2013-09-14T16:47:18","date_gmt":"2013-09-14T14:47:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francomostacci.it\/?p=252"},"modified":"2013-09-14T16:47:18","modified_gmt":"2013-09-14T14:47:18","slug":"leconomia-italiana-non-cresce-ma-il-mercato-finanziario-si-arricchisce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/2013\/09\/14\/leconomia-italiana-non-cresce-ma-il-mercato-finanziario-si-arricchisce\/","title":{"rendered":"L&#8217;economia italiana non cresce ma il mercato finanziario si arricchisce"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\tdi Monica Montella e Franco Mostacci<br \/>\npubblicato su <a href=\"www.scenarieconomici.it\" target=\"_blank\">Scenari economici<\/a><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"rg_hi\" alt=\"\" src=\"https:\/\/encrypted-tbn2.gstatic.com\/images?q=tbn:ANd9GcSSSTT5A5fy_yuXBl7cweB4C-gYwRoyhBpJ4_dlUGttSsxHkIdw4g\" width=\"290\" height=\"174\" \/><\/p>\n<p>Recentemente abbiamo pubblicato alcuni articoli che illustravano lo stato di salute dei nostri conti pubblici. Con questo nuovo contributo riepiloghiamo quello che abbiamo detto finora e cerchiamo di individuare alcuni motivi per i quali l&#8217;economia italiana \u00e8 bloccata e non cresce.<!--more--><\/p>\n<p>In primis bisogna ricordare che tra il 1960 e il 2012 la variazione del debito pubblico in termini nominali \u00e8 stata mediamente del 6% l&#8217;anno.<\/p>\n<p>Nel 2012, su 81,5 miliardi di euro di aumento di stock di debito pubblico (il flusso dell&#8217;anno), il 58% \u00e8 derivato dall&#8217;indebitamento netto o deficit\u00a0[1]\u00a0e il 42% dai flussi finanziari[2]. Per\u00f2 quando il saldo primario[3]\u00a0\u00e8 positivo (come sta accadendo negli ultimi anni in Italia), l\u2019indebitamento netto \u00e8 causato soprattutto dalla spesa per interessi che sta<strong><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/?p=230\" target=\"_blank\">\u00a0facendo aumentare notevolmente il debito pubblico.<\/a><\/strong><\/p>\n<p>Lo stock del debito pubblico infatti alla fine del 2011 era di 1.907 miliardi di euro e gli interessi passivi che l&#8217;Italia ha pagato nel 2012 ammontavano a 86,7 miliardi di euro, (ad un tasso medio implicito del 4,5%). L&#8217;Italia in definitiva sta pagando tassi di interesse particolarmente elevati rispetto agli altri paesi europei.<\/p>\n<p>Ma che impatto ha nell&#8217;economia reale questo alto costo del denaro pagato sotto forma di interessi ?<\/p>\n<p>L&#8217;impatto \u00e8 depressivo. Il governo italiano per finanziare la spesa pubblica spende emettendo titoli del debito pubblico che costituiscono, fra le altre funzioni, il risparmio di chi li acquista.\u00a0 Ogni prestito concesso dai mercati al governo italiano,\u00a0non pi\u00f9 con sovranit\u00e0 monetaria, ha implicitamente un rischio d&#8217;insolvenza dovuto al fatto che per finanziarsi deve rivolgersi ai mercati privati, e quindi non ha pi\u00f9 una capacit\u00e0 illimitata di onorare il suo debito\u00a0 <strong><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/?p=203\" target=\"_blank\">se non tassando spaventosamente i cittadini\u00a0<\/a><\/strong>(ma fino ad un certo livello) o privandoli dei\u00a0servizi forniti dalla PA.<\/p>\n<p>Ne consegue che il Pil decresce da cui ne scaturisce un <strong><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/?p=249\" target=\"_blank\">minore gettito fiscale<\/a><\/strong>, e ci\u00f2 peggiora ulteriormente l&#8217;indebitamento e il debito, ma questo impatta sui mercati privati che si vedono costretti ad aumentare i tassi, per assicurarsi contro l&#8217;insolvenza dello Stato il cui debito \u00e8 sempre pi\u00f9 insostenibile.\u00a0I mercati privati in questo caso possono spolpare l&#8217;economia italiana attraverso il circolo vizioso dei tassi di interesse che au\u00admentano sempre pi\u00f9, (pensiamo ad una societ\u00e0 finanziaria che applica ad un cittadino\/impresa gi\u00e0 in\u00addebitato un tasso sempre pi\u00f9 usuraio per concedergli ulteriori prestiti). E pi\u00f9 aumen\u00adtano i tassi, pi\u00f9 i debiti sono insostenibili, e pi\u00f9 sono insostenibili, pi\u00f9 aumentano i tassi. Si instaura una situazione che si avvita su se stessa senza offrire una speranza concreta di crescita.\u00a0Nel 2012 <strong><a href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/dal-passato-un-debito-pubblico-insostenibile\/\" target=\"_blank\">la sostenibilit\u00e0 del debito pubblico, in senso convenzionale<\/a><\/strong>, non \u00e8 stata raggiunta e il rapporto debito\/Pil \u00e8 passato da 120,8% a 127%. La non sostenibilit\u00e0 \u00e8 stata provocata proprio dagli alti tassi di interesse pagati\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/?p=227\" target=\"_blank\">che incidono sulla variazione del debito pubblico.<\/a><\/strong><\/p>\n<p>Gli sforzi di risanamento della finanza pubblica portati avanti dai vari Governi italiani negli ultimi anni tendevano solo a garantire un consistente avanzo primario, grazie ad una elevata pressione fiscale e al taglio della spesa pubblica. Ma nulla \u00e9 stato fatto e si continua a fare per ridurre l&#8217;onere dei tassi di interesse.<\/p>\n<p>La vulnerabilit\u00e0 di un Paese alle speculazioni finanziarie dipende inoltre dalla <strong><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/?p=237\" target=\"_blank\">composizione del suo debito pubblico<\/a><\/strong> rispetto ai settori che lo possiedono. Da questo punto di vista l&#8217;Italia non brilla, visto che il 49% \u00e8 detenuto dalle istituzioni finanziarie e monetarie, il 5% dalla Banca d\u2019Italia, l\u201911% da famiglie e imprese e\u00a0ben il 35%\u00a0da soggetti non residenti.<br \/>\nQuindi gli istituti di credito possiedono una fetta consistente del debito pubblico sottoforma di titoli di Stato, il cui rendimento per loro \u00e8 altamente proficuo e questo comporta una esigua liquidit\u00e0 monetaria da destinare all&#8217;economia reale. Inoltre un&#8217;altra fetta consistente di debito pubblico \u00e8 posseduta da soggetti non residenti in Italia che possono quindi ridurre l&#8217;autonomia di un Paese in termini di liquidit\u00e0 disponibile.<\/p>\n<p>E da ci\u00f2 si capisce perch\u00e9<a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/?p=165\" target=\"_blank\"><strong> l&#8217;Italia riguardo ai tassi di interesse<\/strong><\/a> pagati sul debito pubblico, \u00e8 stata inspiegabilmente il fanalino di coda per il 2012 e lo sar\u00e0 probabilmente anche nel 2013, pur essendo uno dei pochi paesi a poter vantare un solido avanzo primario e un indebitamento netto in linea con la soglia del 3% rispetto al PIL.<\/p>\n<p>Ma allora cosa \u00e8 successo realmente?<\/p>\n<p>Facciamo un passo indietro, ritorniamo ai famosi parametri del Trattato istitutivo dell&#8217;Unione Europea[4] che ci ha imposto di non sforare il 3% del rapporto indebitamento\/PIL e il 60% del rapporto debito\/PIL. Che ha significato per un paese europeo rispettare questi vincoli?<\/p>\n<p>Significa che ogni Stato in Europa ha un margine di spesa in deficit che ammonta al 3% del suo PIL, che nel caso italiano ammonta a circa 47 miliardi di euro nel 2012. Non si tratta di una cifra esigua considerando che negli ultimi anni sono stati addirittura registrati avanzi primari consistenti. Il problema \u00e9 rappresentato dalla spesa per interessi passivi che l&#8217;Italia \u00e8 costretta a pagare ogni anno, che non solo azzera l&#8217;avanzo primario ma la costringe a chiedere in prestito altri finanziamenti, rendendoci schiavi degli speculatori finanziari. Se per\u00f2 la crescita economica invertisse la tendenza i margini di manovra sarebbero maggiori.<\/p>\n<p>Significa anche che ogni Stato non pu\u00f2 superare il 60% del debito rispetto al suo PIL e questo \u00e8 il nostro problema pi\u00f9 grande perch\u00e9 attualmente viaggiamo su una cifra del<strong><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/?p=185\" target=\"_blank\"> 130,2%<\/a>,<\/strong> una cifra molto lontana dal 60% fissato dall&#8217;Europa.\u00a0Questo \u00e8 soprattutto ci\u00f2 che vedono gli analisti finanziari ed \u00e8 per questo che sono scettici ad investire in Italia o se lo fanno chiedono di essere ripagati con tassi di interesse ben maggiori di quelli di altri Paesi.<\/p>\n<p>Nella tavola 1 infatti sono riportati i saldi di finanza pubblica e i due rapporti caratteristici per i principali Paesi dell&#8217;area euro e la spesa per interessi. Il margine di indebitamento (cio\u00e8 il 3% del pil) \u00e8 il massimo sforamento permesso che pu\u00f2 essere realizzato in un anno per non eccedere la soglia del patto di stabilit\u00e0 come prevista per regolamento. Il problema dei tassi di interesse come si pu\u00f2 notare \u00e8 Europeo oltre che italiano perch\u00e8 in Europa circa 300 miliardi di euro confluiscono nel sistema finanziario e non nell&#8217;economia reale. Queste cifre devono far riflettere i governanti europei.<\/p>\n<p><strong>Tavola 1 &#8211; Saldi di finanza pubblica e rapporti caratteristici nei principali Paesi UEM &#8211; Anno 2012<\/strong> <em>(milioni di euro e percentuali)<\/em><br \/>\n<a href=\"http:\/\/scenarieconomici.it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/contipubblici2012_europa1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"contipubblici2012_europa\" src=\"http:\/\/scenarieconomici.it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/contipubblici2012_europa1.png\" width=\"792\" height=\"404\" \/><\/a><br \/>\n<span style=\"font-size: xx-small;\"><em>Fonte: <\/em>elaborazioni su dati Eurostat<\/span><\/p>\n<p>Come se non bastasse, il peggioramento della situazione economica ha portato a sottoscrivere un nuovo\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/?p=188\" target=\"_blank\">Patto di Stabilit\u00e0 Europeo<\/a><\/strong>\u00a0che ha introdotto concetti pi\u00f9 restrittivi di sostenibilit\u00e0 del debito pubblico (<i>soglia del patto di stabilit\u00e0<\/i>)[5], prevedendo per quei paesi non virtuosi (cio\u00e8 che hanno un debito superiore al 60% del PIL) una riduzione annuale di un ventesimo della differenza tra il rapporto debito\/Pil (caso Italia 127%) e il valore di riferimento (60% del debito\/PIL).<\/p>\n<p>In Italia non siamo in grado di affrontare i problemi strutturali del paese (sistema produttivo non competitivo, pubblica amministrazione poco efficiente, mercato del lavoro statico) e nel frattempo i governi continuano ad applicare una politica economica inefficace, che prevede meccanismi di\u00a0 revisione della spesa pubblica\u00a0 e una politica fiscale soffocante per cercare di ripianare i debiti contratti in una moneta &#8216;estera&#8217;, cio\u00e8 l&#8217;Eu\u00adro.<\/p>\n<p>Per tenere sotto controllo il debito pubblico rispetto al Pil ci vuole ben altro.<\/p>\n<p>Bisogna ricordare ai nostri polity makers che la dinamica del debito pubblico deriva da tre fattori: dalle politiche di bilancio, dall&#8217;attivit\u00e0 macroeconomica e dai movimenti del settore finanziario. Continuare a insistere solo sul primo trascurando gli altri due e le relazioni che li legano rappresenta una politica economica suicida.<\/p>\n<p>Non contenti, nel 2012 con il governo Monti \u00e8 stato ulteriormente \u00a0ristretto il campo di azione con la riforma costituzionale che ha sancito il pareggio di bilancio strutturale\u00a0 e la sostenibilit\u00e0 del debito pubblico, vincolando la politica economica ai patti di stabilit\u00e0 europea. Ci siamo legati le mani mentre continuiamo a non aggredire la spesa per interessi che continua a crescere e a impoverirci.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 allora dobbiamo prendercela con l&#8217;Europa se il problema \u00e8 in Italia?<\/p>\n<p>In questo contesto prendersela con l&#8217;Europa invece che con i responsabili politici in Italia della situazione che si \u00e9 venuta a creare pu\u00f2 apparire come uno sviamento dai problemi reali.<\/p>\n<p>Le istituzioni europee non sono per\u00f2 esenti da responsabilit\u00e0, principalmente per non aver monitorato preventivamente evidenti situazioni di rischio e aver mostrato troppa indulgenza, in casi\u00a0 come la Grecia ma anche l&#8217;inarrestabile crescita del debito pubblico italiano. Se negli anni passati fosse stata preventivamente monitorata la sostenibilit\u00e0 del debito pubblico si sarebbe potuto intervenire tempestivamente al verificarsi dei primi segnali negativi e soprattutto individuarne subito la causa scatenante.<\/p>\n<p>Il <strong><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/?p=194\">sistema di monitoraggio dei conti pubblici<\/a><\/strong> che siamo riusciti a costruire, integrando tra loro gli indicatori messi a disposizione dagli organismi istituzionali, ci consente di seguire le diverse fasi della creazione del debito pubblico e dei fattori che lo determinano e va a colmare un vuoto informativo essenziale per garantire un&#8217;informazione continua e tempestiva sullo stato di salute della finanza pubblica.<\/p>\n<p>Purtroppo non si tratta di un sistema di controllo ufficiale esterno e per averne uno dobbiamo aspettare che il Parlamento italiano attivi al pi\u00f9 presto il <strong><a href=\"http:\/\/www.gazzettaufficiale.it\/eli\/id\/2013\/01\/15\/13G00014\/sg\" target=\"_blank\">Fiscal Council<\/a> <\/strong>e che questo sia messo in condizioni di verificare,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.federalismi.it\/ApplOpenFilePDF.cfm?artid=21019&amp;dpath=document&amp;dfile=16102012143632.pdf&amp;content=Un+fiscal+council+in+Parlamento+-+stato+-+dottrina+-+\" target=\"_blank\"><strong> in maniera indipendente rispetto alle istituzioni governative che producono i dati<\/strong>,<\/a> l&#8217;operato del Governo nella sua capacit\u00e0 o incapacit\u00e0 di gestire la finanza pubblica. Attualmente il Governo si sta dimostrando\u00a0 incapace di traghettare l&#8217;Italia fuori dalla crisi economica e restituirle un ruolo di primo piano di un tempo lontano.<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p>[1] E&#8217; la somma tra saldo corrente e saldo in\u00a0conto capitale\u00a0cio\u00e8 la differenza\u00a0tra le entrate e le uscite che la\u00a0pubblica amministrazione sostiene per il suo mantenimento.<\/p>\n<p>[2] Posta particolarmente delicata perch\u00e9 confluiscono molte voci di natura finanziaria quindi liquidit\u00e0 monetaria che non deriva dall&#8217;economia reale.\u00a0Negli ultimi 10 anni infatti sono stati accumulati circa 80 miliardi di euro di flussi finanziari.<\/p>\n<p>[3] Il saldo primario \u00e8 l&#8217;indebitamento netto meno la spese per\u00a0interessi passivi<\/p>\n<p>[4] Precisamente il trattato istitutivo dell&#8217;Unione Europea prevede che: 1) se il rapporto tra il disavanzo pubblico, previsto o effettivo e il prodotto interno lordo superi un valore di riferimento (3% del PIL); 2) se il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo superi un valore di riferimento (60% del PIL).<\/p>\n<p>[5] Tra le regole inserite nel Fiscal compact, le pi\u00f9 importanti sono quelle previste nel Protocollo sui deficit eccessivi con la <a href=\"http:\/\/eur-lex.europa.eu\/LexUriServ\/LexUriServ.do?uri=OJ:L:1997:209:0006:0011:IT:PDF\">\u201cProcedura disavanzi eccessivi\u201d, <\/a><a href=\"http:\/\/eur-lex.europa.eu\/LexUriServ\/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2005:174:0005:0009:IT:PDF\">modificato <\/a>nel 2005, allegato al Trattato che stabilisce: \u2022 il deficit strutturale annuo della pubblica amministrazione non deve superare lo 0,5% del PIL e l\u20191% per i paesi il cui debito pubblico \u00e8 inferiore al 60% del PIL; \u2022 obbligo per i Paesi con un debito pubblico superiore al 60% del PIL, di rientrare entro tale soglia nel giro di 20 anni, riducendo il debito di un ventesimo dell\u2019eccedenza ogni anno; \u2022 il deficit pubblico dovr\u00e0 essere in ogni caso, e cio\u00e8 qualunque sia la fase congiunturale, mantenuto sempre al di sotto del 3% del Pil. Obbligo per ogni stato di garantire correzioni automatiche con scadenze determinate se non \u00e8 in grado di rispettare gli obiettivi di bilancio; impegno a inserire le nuove regole in norme di tipo costituzionale.\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Monica Montella e Franco Mostacci pubblicato su Scenari economici Recentemente abbiamo pubblicato alcuni articoli che illustravano lo stato di salute dei nostri conti pubblici. 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