{"id":417,"date":"2012-04-03T12:29:15","date_gmt":"2012-04-03T10:29:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francomostacci.it\/?p=417"},"modified":"2012-04-03T12:29:15","modified_gmt":"2012-04-03T10:29:15","slug":"i-costi-della-crisi-pagati-dai-piu-deboli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/2012\/04\/03\/i-costi-della-crisi-pagati-dai-piu-deboli\/","title":{"rendered":"I costi della crisi pagati dai pi\u00f9 deboli"},"content":{"rendered":"<div>\n<p>di Monica Montella, Franco Mostacci e Paolo Roberti<br \/>\npubblicato su <strong><a href=\"http:\/\/archivio.lavoce.info\/articoli\/pagina1002972-351.html\" target=\"_blank\">LaVoce.info<\/a><\/strong><\/p>\n<p><em>Se nel 2010 l&#8217;economia italiana ha dato un leggero segnale di ripresa, non altrettanto si pu\u00f2 dire dei redditi delle famiglie, che hanno accumulato una pesante perdita del potere d&#8217;acquisto. Come era gi\u00e0 accaduto nel biennio precedente, \u00e8 soprattutto il reddito delle famiglie pi\u00f9 povere a cadere. I dati mostrano che sono in larga parte nuclei familiari il cui il capofamiglia \u00e8 donna, ha una scarsa istruzione, non ha lavoro, \u00e8 single, monoreddito e risiede nel Meridione. Alla riforma del mercato lavoro va dunque chiesto di tutelare anche le fasce pi\u00f9 deboli della societ\u00e0.<!--more--><\/em><\/p>\n<\/div>\n<div>Dopo la grande recessione del 2008-2009, l\u2019economia italiana ha dato un leggero segno di ripresa nel 2010. Non altrettanto pu\u00f2 dirsi dei <b>redditi delle famiglie<\/b>, che hanno accumulato una pesante perdita del potere d\u2019acquisto.<br \/>\nL\u2019analisi dei tassi aggregati, per\u00f2, non offre la possibilit\u00e0 di comprendere cosa stia accadendo alle diverse fasce della popolazione.<br \/>\nCome si evince osservando il profilo della <i>curva della crescita<\/i> (figura 2), il \u201cdividendo\u201d non \u00e8 stato uguale per tutte le famiglie. Analogamente a quanto era gi\u00e0 accaduto nel biennio precedente, il reddito delle famiglie <b>pi\u00f9 povere<\/b>, ovvero di quelle che si collocano nel primo decile della distribuzione, \u00e8 crollato di pi\u00f9: -4,5 per cento.<br \/>\nL\u2019identikit delle famiglie meno fortunate e povere, che i dati consentono di tracciare, mostra una presenza predominante di nuclei familiari il cui il capofamiglia \u00e8: donna; ha una scarsa istruzione; si trova in condizione non lavorativa; \u00e8 single; monoreddito e risiede nel Meridione. La riforma del mercato del lavoro presto in discussione in Parlamento non pu\u00f2 non tutelare le parti pi\u00f9 deboli della societ\u00e0.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>LA PERDITA DI REDDITO<br \/>\nLa grande recessione ha avuto inizio nel 2008 (-1,2 per cento) e ha raggiunto il suo apice nel <b>2009<\/b> (-5,5 per cento), come risulta dai dati di contabilit\u00e0 nazionale diffusi recentemente (figura 1). A partire dal 2010, il Pil ha avuto una leggera ripresa con +1,8 per cento, ma lo stesso non si \u00e8 verificato per il reddito.Figura 1 &#8211; Confronto in termini reali del Pil e del reddito lordo disponibile delle famiglie<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_fig1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-418\" alt=\"2012_deboli_fig1\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_fig1-1024x510.png\" width=\"474\" height=\"236\" \/><\/a><br \/>\n<span style=\"font-size: xx-small;\">*Il reddito lordo disponibile del 2011 \u00e8 stato stimato con l\u2019andamento dei dati destagionalizzati dei primi tre trimestri.<i><\/i><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: xx-small;\"><em>Fonte<\/em>: elaborazioni su dati Contabilit\u00e0 nazionale, Istat<\/span><br \/>\nIl reddito lordo disponibile nel periodo 2007-2011 ha perso il 4,7 per cento del suo potere d\u2019acquisto, mettendo in grave difficolt\u00e0 le famiglie italiane.<br \/>\nIl <b>reddito disponibile<\/b> delle famiglie italiane nel 2010, secondo quanto stimato dall\u2019indagine campionaria della Banca d\u2019Italia, \u00e8 aumentato dello 0,3 per cento in termini reali rispetto al 2008. <b>(1)<\/b> Praticamente invariate sono rimaste anche le <b>disuguaglianze<\/b> distributive dei redditi familiari, come si evince dai valori dell\u2019indice di concentrazione di Gini, che migliora leggermente, passando da 35,3per cento nel 2008 a 35,1 per cento nel 2010. <b>(2)<\/b><br \/>\nPoich\u00e9 sia i tassi aggregati di crescita del reddito che gli indici di disuguaglianza o concentrazione nascondono informazioni importanti per la valutazione dell&#8217;andamento e della \u201cqualit\u00e0\u201d della crescita, \u00e8 evidente che entrambe debbano essere congiuntamente prese in considerazione. La lacuna pu\u00f2 essere colmata con le <b>curve della crescita<\/b> del reddito disponibile reale, che permettono di osservare e valutare non solo l\u2019intensit\u00e0, ma anche i diversi profili distributivi. <b>(3)<\/b> In pratica, occorre \u201cguardare dentro\u201d ovvero \u201cdietro\u201d i tassi di crescita aggregati e osservare le <b>curve cumulate<\/b> del reddito familiare. <b>(4)<\/b><br \/>\nNella figura 2, l\u2019andamento delle curve dei tassi di crescita del reddito per decili cumulati nel biennio 2008-2010 mostra chiaramente una performance distributiva \u201c<i>against the poor<\/i>\u201d che <b>penalizza<\/b> le famiglie pi\u00f9 povere e, in particolare, quelle che si collocano nel primo decile. Infatti, a fronte di una crescita complessiva praticamente nulla, per loro si evidenzia un tasso di decrescita\u00a0 elevato, pari al 4,5 per cento.<\/p>\n<div>Figura 2 &#8211; Curva della crescita del reddito disponibile reale per decili di famiglie &#8211; Anno 2010 (variazione % su 2008)<\/div>\n<div><em><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_fig2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-419\" alt=\"2012_deboli_fig2\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_fig2-1024x602.png\" width=\"474\" height=\"278\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_fig2-1024x602.png 1024w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_fig2-300x176.png 300w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_fig2-768x452.png 768w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_fig2-1536x904.png 1536w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_fig2-2048x1205.png 2048w\" sizes=\"(max-width: 474px) 100vw, 474px\" \/><\/a><br \/>\n<span style=\"font-size: xx-small;\"><em>Fonte<\/em>: elaborazioni su dati Banca d&#8217;Italia<\/span><\/em><\/div>\n<p>Un analogo risultato penalizzante per le famiglie del primo decile si era osservato anche nel biennio precedente, quando il loro reddito reale aveva avuto una flessione ancora pi\u00f9 marcata, 7,5 per cento, contro una diminuzione media del 4,1 per cento (figura 3).<\/p>\n<div>Cos\u00ec, mentre tra il 2000 e il 2004 la crescita pu\u00f2 qualificarsi <i>pro poor<\/i> (variazioni superiori alla media per i decili inferiori) e nel 2006 sostanzialmente neutra, nel 2008 e 2010 l\u2019andamento \u00e8 risultato decisamente svantaggioso per le famiglie a pi\u00f9 basso reddito.<br \/>\nTra il 2006 e il 2010 le famiglie povere hanno complessivamente perduto l\u2019<b>11,7 per cento<\/b> del loro reddito reale, una vera e propria catastrofe per chi ha un reddito medio annuo inferiore agli 8mila euro. <b>(5)<\/b><br \/>\nEvidentemente, gli <b>ammortizzatori sociali<\/b> non sembrano pi\u00f9 capaci di garantire le protezioni attese e l\u2019attuale proposta di riforma del mercato del lavoro deve tutelare le parti pi\u00f9 deboli della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Figura 3 &#8211; Variazioni biennali del reddito disponibile reale delle famiglie del prime decile &#8211; Anni 2000-2010<br \/>\n<i><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_fig3.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-420\" alt=\"2012_deboli_fig3\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_fig3-1024x573.png\" width=\"474\" height=\"265\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_fig3-1024x573.png 1024w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_fig3-300x168.png 300w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_fig3-768x430.png 768w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_fig3-1536x860.png 1536w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_fig3-2048x1147.png 2048w\" sizes=\"(max-width: 474px) 100vw, 474px\" \/><\/a><br \/>\n<span style=\"font-size: xx-small;\"><i>Fonte:<\/i> elaborazione su dati Banca d\u2019Italia<\/span><\/i><\/p>\n<p>PROFILO DEL CAPOFAMIGLIA<\/p>\n<p>L\u2019analisi delle caratteristiche del capofamiglia mostra che nel 2010 il 57,5 per cento delle famiglie pi\u00f9 povere (tavola 1) ha un capofamiglia <b>donna<\/b> (contro il 31,3 per cento del totale della popolazione); circa la met\u00e0 ha un titolo di studio non superiore alla licenza elementare (contro poco pi\u00f9 del 20 per cento del totale della popolazione); il 70 per cento non \u00e8 in condizione lavorativa (pensionato o non occupato), oltre la met\u00e0 \u00e8 formata da un componente e il 90 per cento \u00e8 monoreddito. Circa il 60 per cento vive al Sud o nelle Isole.<\/p>\n<p><b>Tavola 1 \u2013 Composizione percentuale per alcune caratteristiche del capofamiglia \u2013 Anno 2010 <\/b><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_tav1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-421\" alt=\"2012_deboli_tav1\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_tav1-1024x199.png\" width=\"474\" height=\"92\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_tav1-1024x199.png 1024w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_tav1-300x58.png 300w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_tav1-768x150.png 768w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_tav1-1536x299.png 1536w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_tav1-2048x399.png 2048w\" sizes=\"(max-width: 474px) 100vw, 474px\" \/><\/a><br \/>\n<span style=\"font-size: xx-small;\"><i>Fonte:<\/i> elaborazione su dati Banca d\u2019Italia<\/span><\/p>\n<p>La composizione del reddito disponibile netto degli appartenenti al primo decile (tavola 2) mostra notevoli differenze con quella delle famiglie pi\u00f9 ricche e con la totalit\u00e0 delle famiglie.<\/p>\n<p><b>Tavola 2 \u2013 Composizione percentuale del reddito disponibile netto per tipologia \u2013 Anno 2010<\/b><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_tav2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-422\" alt=\"2012_deboli_tav2\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2012_deboli_tav2-1024x177.png\" width=\"474\" height=\"81\" \/><\/a><br \/>\n<span style=\"font-size: xx-small;\"><i>Fonte:<\/i> elaborazione su dati Banca d\u2019Italia<\/span><\/p>\n<p>Il 39,5% del reddito medio netto delle famiglie italiane deriva dal lavoro dipendente, il 12,8% dal lavoro autonomo, il 25,4% da pensioni e trasferimenti e il 22,7% dai fabbricati, mentre \u00e8 risultato negativo per lo 0,4% il reddito da capitale finanziario [7].<br \/>\nNel primo decile, invece, oltre il 50% del reddito \u00e8 dovuto a pensioni e trasferimenti, mentre i redditi da lavoro dipendente ed autonomo hanno quote nettamente pi\u00f9 basse.<br \/>\nNelle famiglie a maggior reddito le pensioni coprono solo il 16,4% e la quota dei redditi da lavoro autonomo \u00e8 circa 8 volte superiore a quella delle famiglie pi\u00f9 povere.<br \/>\nIn conclusione, le curve della crescita confermano significativi \u201cspostamenti\u201d nella distribuzione del reddito disponibile delle famiglie italiane. In particolare, negli anni 2008 e 2010 i \u201cdividendi della crescita\u201d non sembrano essere stati equamente distribuiti. Al contrario, i gruppi a pi\u00f9 basso reddito appaiono aver sofferto di pi\u00f9. In attesa di capire cosa sta avvenendo oggi, possiamo affermare che il recente periodo di recessione, in assenza di politiche redistributive efficaci ed adeguate, ha indiscutibilmente gravato sulle fasce pi\u00f9 deboli della popolazione, come dimostra l\u2019identikit delle famiglie pi\u00f9 esposte alla recessione, tracciato a partire dai recenti dati della Banca d\u2019Italia [8].<\/p>\n<p><b>Note<\/b><\/p>\n<p>[1] <i>I bilanci delle famiglie italiane nel 2010<\/i> \u2013 Banca d\u2019Italia \u2013 Supplemento al Bollettino Statistico \u2013 Anno XXII \u2013 Numero 6 \u2013 25 gennaio 2012. L\u2019indagine \u00e8 condotta ogni due anni su un campione di circa 8.000 famiglie in oltre 300 comuni.<br \/>\n[2] \u00a0Il deflatore dei consumi delle famiglie nel periodo 2008-2010 si \u00e8 attestato all\u20191,4% (Istat, Conti Nazionali).<br \/>\n[3]\u00a0 Le variazioni del reddito familiare disponibile reale del 2010 rispetto al 2008 per decile mostrano una variazione negativa per il primo decile (-4,5%) e positiva per i decili centrali con un massimo al VI decile (+2,5%). Il IX decile \u00e8 rimasto praticamente\u00a0 invariato e il X ha avuto una diminuzione dello 0,7%. Per tale motivo l&#8217;indice di concentrazione di Gini \u00e8 leggermente diminuito.<br \/>\n[4] \u00a0Il reddito familiare descrive la realt\u00e0 cos\u00ec come osservata, senza apportare correzioni per la diversa numerosit\u00e0 dei nuclei. Nell&#8217;analisi dei redditi l&#8217;oggetto dell&#8217;osservazione \u00e8 la famiglia, perch\u00e9 \u00e8 difficile attribuire la titolarit\u00e0 di alcuni tipi di\u00a0 reddito ai singoli componenti (ad esempio i redditi da fabbricato, reali o figurativi). Concentrare l\u2019attenzione sulla\u00a0 famiglia piuttosto che sull\u2019individuo \u00e8 legato al ruolo che la famiglia ha\u00a0 all\u2019interno della societ\u00e0 e cio\u00e8 alla sua funzione redistributrice.\u00a0 Inoltre la scelta di un\u2019analisi dei redditi familiari \u00e8 da preferire a\u00a0 quella dei redditi individuali in quanto consente di approfondire le\u00a0 caratteristiche strutturali con riferimento al capofamiglia (inteso come\u00a0 maggior percettore di reddito), cosa che non pu\u00f2 essere sempre possibile con un\u2019analisi di tipo individuale, quale quella condotta sul reddito equivalente. Sull\u2019argomento si veda \u201cGrowth Rates vs Income Growth Curves: A Step towards the Measurement of Societal Progress\u201d, P. Roberti e altri, <i>Rivista di Politica Economica, anno XCVIII, terza serie, settembre-ottobre 2008, pp. 233-262<\/i><br \/>\n[5] Le curve della crescita elaborate sui microdati dell\u2019indagine campionaria della Banca d\u2019Italia rappresentano un approccio alternativo rispetto ad analisi basate sui modelli di microsimulazione che utilizzano dati di fonte amministrativa, presentati nella Conferenza \u201cIncomes Across the Great Recession\u201d, Fondazione Rodolfo De Benedetti, Palermo 10 settembre 2011 <a href=\"http:\/\/www.frdb.org\/language\/eng\/topic\/conferences\/scheda\/conference-incomes-across-great-recession\">http:\/\/www.frdb.org\/language\/eng\/topic\/conferences\/scheda\/conference-incomes-across-great-recession<\/a><br \/>\n[6] \u00a0Il reddito netto medio annuo \u00e8 stato di 32.714 euro, e quello del decile pi\u00f9 ricco di 85.378 euro, oltre 10 volte superiore a quello del decile pi\u00f9 povero.<br \/>\n[7] \u00a0Rispetto ai Conti Nazionali dell\u2019Istat l\u2019indagine della Banca d\u2019Italia tende a sovrastimare gli affitti imputati mentre tende a sottostimare i redditi derivanti da partecipazioni in societ\u00e0 e da capitale finanziario (v. nota 11 a pag. 14 della pubblicazione Banca d\u2019Italia citata).<br \/>\n[8] \u00a0Se si utilizzassero deflatori dei consumi delle famiglie differenziati rispetto al livello di reddito\/consumo, le\u00a0 valutazioni potrebbero essere diverse.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Monica Montella, Franco Mostacci e Paolo Roberti pubblicato su LaVoce.info Se nel 2010 l&#8217;economia italiana ha dato un leggero segnale di ripresa, non altrettanto si pu\u00f2 dire dei redditi delle famiglie, che hanno accumulato una pesante perdita del potere d&#8217;acquisto. 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