{"id":4209,"date":"2018-07-18T09:55:12","date_gmt":"2018-07-18T07:55:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francomostacci.it\/?p=2682"},"modified":"2018-07-18T09:55:12","modified_gmt":"2018-07-18T07:55:12","slug":"conti-economici-europei-2016-per-settori-istituzionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/2018\/07\/18\/conti-economici-europei-2016-per-settori-istituzionali\/","title":{"rendered":"Conti economici europei 2016 per settori istituzionali"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\tdi <strong>Franco Mostacci<br \/>\n<\/strong><a href=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/conti_settori_2016.pdf\" target=\"_blank\"><strong>I conti economici europei per settore istituzionale 2016<\/strong> <\/a>&#8211; (rapporto statistico completo di tavole e grafici)<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/puzle-europa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-2141\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/puzle-europa.jpg\" alt=\"puzle-europa\" width=\"201\" height=\"106\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/puzle-europa.jpg 379w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/puzle-europa-300x158.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 201px) 100vw, 201px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il rapporto mette insieme quasi un milione di numeri, che descrivono la sequenza dei conti in tre diverse dimensioni: la distribuzione geografica; l\u2019evoluzione temporale dal 1995 al 2016; i settori istituzionali (societ\u00e0 non finanziarie o imprese; societ\u00e0 finanziarie; pubblica amministrazione; famiglie e istituzioni non profit; resto del mondo).<\/p>\n<p><!--more-->Attraverso i conti istituzionali si possono seguire i flussi economici non finanziari e le transazioni tra settori, partendo dalla produzione dei beni e servizi, passando dalla generazione, distribuzione e redistribuzione del reddito, per giungere all\u2019utilizzo del reddito disponibile (consumi, risparmi e investimenti). Il saldo finale rappresenta l\u2019accreditamento (se positivo) o l\u2019indebitamento (se negativo)\u00a0 del Paese nei confronti dell\u2019estero e di ciascun singolo settore residente.<\/p>\n<p>Nel 2016, il valore aggiunto a prezzi correnti \u00e8 aumentato del 11,8% nell\u2019Eurozona e del 13,5% nell\u2019Unione europea\u00a0 rispetto all\u2019inizio della crisi economica, con l\u2019Italia in leggera ripresa (+2,4%), grazie a imprese (+1,4%) e Famiglie (+1,3%).<\/p>\n<p>Il conto corrente della <span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Germania<\/strong><\/span> nei confronti dell\u2019estero \u00e8 in positivo dal 2002 ed ha raggiunto i 268 miliardi di euro nel 2016, grazie soprattutto al surplus della bilancia commerciale. Nonostante i cittadini tedeschi abbiano il pi\u00f9 elevato potere d\u2019acquisto pro capite, la Germania, oltre ad avere i conti pubblici in ordine, si conferma un Paese con bassi consumi, elevato risparmio e un basso livello di investimenti, sia privati che pubblici.<\/p>\n<p>L\u2019<span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Italia<\/strong><\/span> aveva nel 1995 un potere d\u2019acquisto pro capite analogo a quello tedesco, ma da allora \u2013 e soprattutto dal 2007 \u2013 le differenze si sono ampliate. Nello stesso arco temporale la propensione al risparmio delle famiglie italiane si \u00e8 dimezzata dal 21% al 10%. Le imprese italiane hanno visto erodere la loro quota di profitto e ci\u00f2 dipende in gran parte dalla stagnazione della produttivit\u00e0, che \u00e8 invariata dal 2000, mentre in Germania, Francia e Regno Unito \u00e8 aumentata del 30% rispetto al 1995.<\/p>\n<p>La <strong><span style=\"color: #ff0000;\">Francia<\/span><\/strong>, che insieme alla Spagna ha privilegiato l\u2019intervento pubblico rispetto al consolidamento fiscale, \u00e8 l\u2019unico tra i Paesi dell\u2019eurozona ad accusare un deficit di 56 miliardi di euro, di cui 76 della pubblica amministrazione (le famiglie francesi sono per\u00f2 in attivo). Tuttavia, continua a mantenere un reddito nazionale che supera il Pil dell\u20191,6%.<\/p>\n<p>Tutto il contrario dell\u2019<span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Irlanda<\/strong><\/span>, in cui la concessione di condizioni di favore alle societ\u00e0 multinazionali che hanno spostato a Dublino la loro sede fiscale, ha fatto aumentare il Pil , ma ha anche causato una fuoriuscita verso l\u2019estero di 66 miliardi di redditi da capitale.<\/p>\n<p>Anche il <span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Regno Unito<\/strong><\/span>, che storicamente ha sempre avuto un reddito nazionale superiore al prodotto interno, dal 2012 versa in una situazione di deflusso dei redditi verso l\u2019estero.<\/p>\n<p>In <span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Grecia<\/strong><\/span>, dove le famiglie se la passano tutt\u2019altro che bene con una propensione al risparmio addirittura negativa\u00a0 (-7% nel 2016), le imprese e le societ\u00e0 finanziarie possono vantare tassi di profitto superiori al resto d\u2019Europa.<\/p>\n<p>I livelli di tassazione tra i Paesi restano ampiamente differenti, come pure la composizione del gettito tributario tra imposte indirette (iva, tasse e dazi su importazioni, imposte sui prodotti e sulla produzione), indirette (tasse sul reddito e altre tasse correnti) e in conto capitale.<\/p>\n<p>La pressione fiscale varia tra il 47,7% della Francia e il 23,6% dell\u2019Irlanda, anche se il <em>gap<\/em> si riduce se si considera quanto lo Stato restituisce sotto forma di prestazioni sociali in denaro (pensioni) o in natura (beni o servizi forniti gratuitamente alle famiglie).<\/p>\n<p>Il reddito disponibile pro capite corretto per i trasferimenti sociali in natura e riportato a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto vede ai primi posti il Regno Unito e la Germania , con valori doppi rispetto a Portogallo e Grecia.<\/p>\n<p>Dai numeri esposti risulta evidente che in questi anni non si \u00e8 fatto nulla per ridurre l\u2019eterogeneit\u00e0 tra le economie dei Paesi dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>Nell\u2019Eurozona, a causa del persistere di notevoli differenze strutturali, la politica monetaria unitaria incide in maniera difforme sulla reattivit\u00e0 e competitivit\u00e0 dei singoli Paesi, tanto da mettere pi\u00f9 volte in discussione l\u2019intero impianto della moneta unica.<\/p>\n<p>Ogni Paese europeo, poi, ha una propria politica fiscale, previdenziale, assistenziale e sanitaria, come anche diverse sono le regole del mercato del lavoro.<\/p>\n<p>Senza un deciso cambiamento della <em>governance, <\/em>appare ben difficile che il processo di integrazione europea possa essere portato avanti, lasciando, invece, margini di crescita al rischio della disgregazione.<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franco Mostacci I conti economici europei per settore istituzionale 2016 &#8211; 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