{"id":4221,"date":"2019-06-19T11:03:31","date_gmt":"2019-06-19T09:03:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francomostacci.it\/?p=3078"},"modified":"2019-06-19T11:03:31","modified_gmt":"2019-06-19T09:03:31","slug":"i-conti-economici-europei-2017-per-settori-istituzionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/2019\/06\/19\/i-conti-economici-europei-2017-per-settori-istituzionali\/","title":{"rendered":"I conti economici europei 2017 per settori istituzionali"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\tdi <strong>Franco Mostacci<br \/>\n<\/strong><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/conti2017.pdf\" target=\"_blank\"><strong>I conti economici europei per settore istituzionale 2017<\/strong> <\/a>&#8211; (rapporto statistico completo di tavole e grafici)<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/puzle-europa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-2141\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/puzle-europa.jpg\" alt=\"puzle-europa\" width=\"201\" height=\"106\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/puzle-europa.jpg 379w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/puzle-europa-300x158.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 201px) 100vw, 201px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il rapporto mette insieme circa mezzo milione di numeri, che descrivono la sequenza dei conti economici in tre diverse dimensioni: la distribuzione geografica; l\u2019evoluzione temporale dal 1995 al 2017; i settori istituzionali (societ\u00e0 non finanziarie o imprese; societ\u00e0 finanziarie; pubblica amministrazione; famiglie e istituzioni non profit; resto del mondo).<\/p>\n<p><!--more-->Attraverso i conti istituzionali si possono seguire i flussi economici non finanziari e le transazioni tra settori, partendo dalla produzione dei beni e servizi, passando dalla generazione, distribuzione e redistribuzione del reddito, per giungere all\u2019utilizzo del reddito disponibile (consumi, risparmi e investimenti). Il saldo finale rappresenta l\u2019accreditamento (se positivo) o l\u2019indebitamento (se negativo)\u00a0 del Paese nei confronti dell\u2019estero e di ciascun singolo settore residente.<\/p>\n<p>Nel 2017, il valore aggiunto a prezzi correnti \u00e8 aumentato del 15,9% nell\u2019Eurozona e del 16,8% nell\u2019Unione europea\u00a0 rispetto all\u2019inizio della crisi economica, con l\u2019Italia in leggera ripresa (+5%), grazie a imprese (+3,6%) e Famiglie (+3,1%).<\/p>\n<p>Il conto corrente della <span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Germania<\/strong><\/span> nei confronti dell\u2019estero \u00e8 in positivo dal 2002 ed ha raggiunto i 270 miliardi di euro nel 2017, grazie soprattutto al surplus della bilancia commerciale. Nonostante i cittadini tedeschi abbiano il pi\u00f9 elevato potere d\u2019acquisto pro capite, la Germania, oltre ad avere i conti pubblici in ordine, si conferma un Paese con bassi consumi, elevato risparmio e un basso livello di investimenti, sia privati che pubblici. Tutto questo non aiuta la redistribuzione del reddito e della ricchezza tra Paesi.<\/p>\n<p>L\u2019<span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Italia<\/strong><\/span> aveva nel 1995 un potere d\u2019acquisto pro capite analogo a quello tedesco, ma da allora \u2013 e soprattutto dal 2007 \u2013 le differenze si sono ampliate. Nello stesso arco temporale la propensione al risparmio delle famiglie italiane si \u00e8 dimezzata dal 21% al 10%. Le imprese italiane hanno visto erodere la loro quota di profitto e ci\u00f2 dipende in gran parte dalla stagnazione della produttivit\u00e0, che \u00e8 invariata dal 2000, mentre in Germania, Francia e Regno Unito \u00e8 aumentata del 30% rispetto al 1995.<\/p>\n<p>La <strong><span style=\"color: #ff0000;\">Francia<\/span><\/strong>, che insieme alla Spagna ha privilegiato l\u2019intervento pubblico rispetto al consolidamento fiscale, \u00e8 l\u2019unico tra i Paesi dell\u2019eurozona ad accusare un deficit di 13 miliardi di euro, di cui 61 della pubblica amministrazione (le famiglie francesi sono per\u00f2 in attivo). Tuttavia, continua a mantenere un reddito nazionale che supera il Pil del 2,5%.<\/p>\n<p>Tutto il contrario dell\u2019<span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Irlanda<\/strong><\/span>, in cui la concessione di condizioni di favore alle societ\u00e0 multinazionali che hanno spostato a Dublino la loro sede fiscale, ha fatto aumentare il Pil , ma ha anche causato una fuoriuscita verso l\u2019estero di 61 miliardi di redditi da capitale.<\/p>\n<p>Anche il <span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Regno Unito<\/strong><\/span>, che storicamente ha sempre avuto un reddito nazionale superiore al prodotto interno, dal 2012 versa in una situazione di deflusso dei redditi verso l\u2019estero. Dal 23 giugno 2016 (referendum sulla Brexit) alla fine del 2017 la sterlina ha perso il 16% del suo valore rispetto all&#8217;euro.<\/p>\n<p>In <span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Grecia<\/strong><\/span>, dove le famiglie se la passano tutt\u2019altro che bene con una propensione al risparmio addirittura negativa\u00a0 (-7% nel 2017), le imprese e le societ\u00e0 finanziarie possono vantare tassi di profitto superiori al resto d\u2019Europa.<\/p>\n<p>I livelli di tassazione tra i Paesi restano ampiamente differenti, come pure la composizione del gettito tributario tra imposte indirette (iva, tasse e dazi su importazioni, imposte sui prodotti e sulla produzione), indirette (tasse sul reddito e altre tasse correnti) e in conto capitale.<\/p>\n<p>La pressione fiscale varia tra il 48,5% della Francia e il 23,3% dell\u2019Irlanda, ma il <em>gap<\/em> si riduce se si considera quanto lo Stato restituisce sotto forma di prestazioni sociali in denaro (pensioni) o in natura (beni o servizi forniti gratuitamente alle famiglie).<\/p>\n<p>Il reddito disponibile pro capite corretto per i trasferimenti sociali in natura e riportato a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto vede ai primi posti il Regno Unito e la Germania , con valori doppi rispetto a Portogallo e Grecia.<\/p>\n<p>Dai numeri esposti risulta evidente che in questi anni non si \u00e8 fatto nulla per ridurre l\u2019eterogeneit\u00e0 tra le economie dei Paesi dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>Nell\u2019Eurozona, a causa del persistere di notevoli differenze strutturali, la politica monetaria unitaria incide in maniera difforme sulla reattivit\u00e0 e competitivit\u00e0 dei singoli Paesi, tanto da mettere pi\u00f9 volte in discussione l\u2019intero impianto della moneta unica.<\/p>\n<p>Ogni Paese europeo, poi, ha una propria politica fiscale, previdenziale, assistenziale e sanitaria, come anche diverse sono le regole del mercato del lavoro, che alimentano la delocalizzazione della produzione nei Paesi in cui le retribuzioni sono inferiori, riducendo i costi per le imprese.<\/p>\n<p>La mancanza di regole condivise ha generato all&#8217;interno dell&#8217;Unione europea disparit\u00e0 di trattamento fiscale per categorie di imprese o di cittadini, tanto che si pu\u00f2 parlare di veri e propri paradisi fiscali.<\/p>\n<p>Pur in presenza di una crescita generalizzata nel 2017 per le economie europee, gli squilibri macroeconomici non accennano a ridursi con il passare del tempo.<\/p>\n<p>Senza un deciso cambiamento della <em>governance, <\/em>appare ben difficile che il processo di integrazione europea possa essere portato avanti, lasciando, invece, margini di crescita al rischio della disgregazione, reso ancor pi\u00f9 incombente dall&#8217;affermazione di liste sovraniste alle ultime elezioni per il rinnovo dell&#8217;Europarlamento.\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franco Mostacci I conti economici europei per settore istituzionale 2017 &#8211; 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