{"id":6367,"date":"2023-06-14T20:00:33","date_gmt":"2023-06-14T18:00:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francomostacci.it\/?p=6367"},"modified":"2023-06-14T20:00:33","modified_gmt":"2023-06-14T18:00:33","slug":"i-conti-economici-europei-2021-per-settore-istituzionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/2023\/06\/14\/i-conti-economici-europei-2021-per-settore-istituzionale\/","title":{"rendered":"I conti economici europei 2021 per settore istituzionale"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\tdi <strong>Franco Mostacci<br \/>\n<\/strong><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/contisettori2021.pdf\" target=\"_blank\"><strong>I conti economici europei per settore istituzionale 2021<\/strong><\/a> (rapporto statistico completo di tavole e grafici)<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/?page_id=2949\" target=\"_blank\"><strong>Open Data<\/strong><\/a> (tutti i dati del rapporto in formato Excel)<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/puzle-europa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-2141\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/puzle-europa.jpg\" alt=\"puzle-europa\" width=\"201\" height=\"106\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/puzle-europa.jpg 379w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/puzle-europa-300x158.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 201px) 100vw, 201px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span id=\"more-4093\"><\/span>Il rapporto mette insieme pi\u00f9 di 600 mila numeri, che descrivono la sequenza dei conti economici in tre diverse dimensioni: la distribuzione geografica (i 27 Paesi dell&#8217;Unione europea); l\u2019evoluzione temporale dal 1995 al 2021 (per l\u2019Italia al 2022); i settori istituzionali (societ\u00e0 non finanziarie o imprese; societ\u00e0 finanziarie; pubblica amministrazione; famiglie e istituzioni non profit; resto del mondo).<!--more--><\/p>\n<p><span id=\"more-4855\"><\/span>Attraverso i conti istituzionali si possono seguire i flussi economici non finanziari e le transazioni tra settori, partendo dalla produzione dei beni e servizi, passando dalla generazione, distribuzione e redistribuzione del reddito, per giungere all\u2019utilizzo del reddito disponibile (consumi, risparmi e investimenti). Il saldo finale rappresenta l\u2019accreditamento (se positivo) o l\u2019indebitamento (se negativo)\u00a0 del Paese nei confronti dell\u2019estero e di ciascun singolo settore residente.<\/p>\n<p>I conti finanziari per settore istituzionale misurano, invece, le attivit\u00e0 e passivit\u00e0 detenute per singolo strumento finanziario:\u00a0Oro monetario e diritti speciali di prelievo (F1); Biglietti, monete e depositi (F2); Titoli di credito (F3); Prestiti (F4); Partecipazioni e quote di fondi di investimento (F5); Assicurazioni, pensioni e garanzie standard (F6); Strumenti finanziari derivati (F7); Altri conti (F8).<\/p>\n<p>I risultati del 2021 riflettono il recupero delle economie di tutti gli Stati, dopo le difficolt\u00e0 incontrate nel 2020 per fronteggiare l\u2019emergenza sanitaria, con interventi pubblici che hanno sostenuto famiglie e imprese, passando attraverso il settore finanziario.<\/p>\n<p>Nel 2021, il valore aggiunto a prezzi correnti dell&#8217;Unione europea \u00e8 stato di 13 miliardi di euro (+7,4% rispetto al 2020) e quello dell\u2019Eurozona di 11 miliardi di euro (+7%).\u00a0 Rispetto all\u2019inizio della crisi economica del 2008 l&#8217;aumento \u00e8 stato del 27,7% nell\u2019Eurozona e del 30,7% nell\u2019Unione europea, ma solo del 8,5% in Italia.<\/p>\n<p>Il conto corrente della <strong>Germania<\/strong> nei confronti dell\u2019estero \u00e8 in positivo dal 2002 ed ha raggiunto i 267 miliardi di euro nel 2021, grazie soprattutto al surplus della bilancia commerciale. Nonostante i cittadini tedeschi abbiano il pi\u00f9 elevato potere d\u2019acquisto pro capite, la Germania, oltre ad avere i conti pubblici in ordine, si conferma un Paese con bassi consumi, elevato risparmio e un basso livello di investimenti, sia privati che pubblici. Tutto questo non aiuta la redistribuzione del reddito e della ricchezza tra Paesi.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>Italia<\/strong> aveva nel 1995 un potere d\u2019acquisto pro capite analogo a quello tedesco, ma da allora \u2013 e soprattutto dal 2007 \u2013 le differenze si sono ampliate. Nello stesso arco temporale la propensione al risparmio delle famiglie italiane si \u00e8 dimezzata dal 21% al 10% (dopo il balzo al 17% nel 2020 per il crollo dei consumi derivante dalle limitazioni alle attivit\u00e0 economiche). Le imprese italiane hanno visto erodere la loro quota di profitto e ci\u00f2 dipende in gran parte dalla stagnazione della produttivit\u00e0, che \u00e8 invariata dal 2000, mentre in Germania \u00e8 aumentata del 35% rispetto al 1995.<\/p>\n<p>La <strong>Francia<\/strong>, che insieme alla Spagna ha privilegiato l\u2019intervento pubblico rispetto al consolidamento fiscale, ha invece un deficit di 19 miliardi di euro nel saldo di conto corrente con l\u2019estero, con la pubblica amministrazione indebitata per 163 miliardi\u00a0 (le famiglie francesi sono per\u00f2 in attivo). Tuttavia, continua a mantenere un reddito nazionale che supera il Pil del 3%.<\/p>\n<p>Tutto il contrario dell\u2019<strong>Irlanda<\/strong>, in cui la concessione di condizioni di favore alle societ\u00e0 multinazionali che hanno spostato a Dublino la loro sede fiscale, ha fatto aumentare il Pil, ma ha anche causato una fuoriuscita verso l\u2019estero di 103 miliardi di redditi da capitale. Lo stesso accade in <strong>Lussemburgo<\/strong>, anche se per importi pi\u00f9 limitati (22 miliardi di differenza tra Pil e Rnl).<\/p>\n<p>In <strong>Grecia<\/strong>, le famiglie se la passano tutt\u2019altro che bene con una propensione al risparmio tornata leggermente in positivo (+4%) dopo 8 anni (tra il 2011 e il 2019) in cui i consumi eccedevano il reddito.<\/p>\n<p>I livelli di tassazione tra i Paesi restano ampiamente differenti, come pure la composizione del gettito tributario tra imposte indirette (iva, tasse e dazi su importazioni, imposte sui prodotti e sulla produzione), indirette (tasse sul reddito e altre tasse correnti) e in conto capitale.<\/p>\n<p>La pressione fiscale varia tra il 47% della Francia e il 21,8% dell\u2019Irlanda, ma il <em>gap<\/em> si riduce se si considera quanto lo Stato restituisce sotto forma di prestazioni sociali in denaro (pensioni) o in natura (beni o servizi forniti gratuitamente alle famiglie).<\/p>\n<p>Il reddito disponibile pro capite corretto per i trasferimenti sociali in natura e riportato a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto mostra valori doppi per un cittadino tedesco (oltre 28 mila euro) rispetto a un greco.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 che viene risparmiato e non reinvestito nell\u2019economia va ad accrescere la ricchezza finanziaria, che sta acquistando un\u2019importanza sempre maggiore rispetto all\u2019economia reale.\u00a0 Il Lussemburgo, nonostante le modestissime dimensioni ha pi\u00f9 di 12 mila miliardi di attivit\u00e0 finanziarie, quasi il quadruplo dell\u2019Italia.<\/p>\n<p>La Germania e i Paesi Bassi vantano una solida posizione patrimoniale sull\u2019estero e anche l&#8217;Italia nel 2021 ha un saldo positivo per 134 miliardi, ma molti Paesi risultano debitori.<\/p>\n<p>Il saldo attivo delle societ\u00e0 finanziarie italiane continua ad essere molto alto (549 miliardi nel 2021) e non ha uguali in Europa (in Germania sono 109 e in Francia 131).<\/p>\n<p>Dai numeri esposti risulta evidente che in questi anni non si \u00e8 fatto nulla per ridurre l\u2019eterogeneit\u00e0 tra le economie dei Paesi dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>Nell\u2019Eurozona, a causa del persistere di notevoli differenze strutturali, la politica monetaria unitaria incide in maniera difforme sulla reattivit\u00e0 e competitivit\u00e0 dei singoli Paesi.<\/p>\n<p>Ogni Paese europeo, poi, ha una propria politica fiscale, previdenziale, assistenziale e sanitaria, come anche diverse sono le regole del mercato del lavoro, alimentando la delocalizzazione della produzione nei Paesi in cui le retribuzioni sono inferiori e i costi per le imprese sono minori.<\/p>\n<p>La mancanza di regole condivise ha generato all\u2019interno dell\u2019Unione europea disparit\u00e0 di trattamento fiscale per categorie di imprese o di cittadini, tanto che si pu\u00f2 parlare di veri e propri paradisi fiscali.<\/p>\n<p>E\u2019 da ritenere che gli squilibri macroeconomici siano aumentati dopo il 2020, quando le risposte all\u2019emergenza sanitaria, che ha colpito con intensit\u00e0 e tempi diversi i Paesi dell\u2019Unione europea, non sono state integrate e uniformi, generando ulteriori disparit\u00e0 economiche e sociali.\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franco Mostacci I conti economici europei per settore istituzionale 2021 (rapporto statistico completo di tavole e grafici) Open Data (tutti i dati del rapporto in formato Excel) Il rapporto mette insieme pi\u00f9 di 600 mila numeri, che descrivono la sequenza dei conti economici in tre diverse dimensioni: la distribuzione geografica (i 27 Paesi dell&#8217;Unione 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