{"id":7016,"date":"2024-07-01T17:40:17","date_gmt":"2024-07-01T15:40:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francomostacci.it\/?p=7016"},"modified":"2024-07-01T17:40:17","modified_gmt":"2024-07-01T15:40:17","slug":"i-conti-economici-europei-2022-per-settore-istituzionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/2024\/07\/01\/i-conti-economici-europei-2022-per-settore-istituzionale\/","title":{"rendered":"I conti economici europei 2022 per settore istituzionale"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\tdi <strong>Franco Mostacci<br \/>\n<\/strong><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/contisettori2022.pdf\" target=\"_blank\"><strong>I conti economici europei per settore istituzionale 2022<\/strong><\/a> (rapporto statistico completo di tavole e grafici)<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/?page_id=2949\" target=\"_blank\"><strong>Open Data<\/strong><\/a> (tutti i dati del rapporto in formato Excel)<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/puzle-europa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-2141\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/puzle-europa.jpg\" alt=\"puzle-europa\" width=\"201\" height=\"106\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/puzle-europa.jpg 379w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/puzle-europa-300x158.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 201px) 100vw, 201px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span id=\"more-4093\"><\/span>Il rapporto mette insieme pi\u00f9 di 600 mila numeri, che descrivono la sequenza dei conti economici in tre diverse dimensioni: la distribuzione geografica (i 27 Paesi dell&#8217;Unione europea); l\u2019evoluzione temporale dal 1995 al 2022 (per l\u2019Italia al 2022); i settori istituzionali (societ\u00e0 non finanziarie o imprese; societ\u00e0 finanziarie; pubblica amministrazione; famiglie e istituzioni non profit; resto del mondo).<!--more--><\/p>\n<p>I conti finanziari per settore istituzionale misurano, invece, le attivit\u00e0 e passivit\u00e0 detenute per singolo strumento finanziario:\u00a0Oro monetario e diritti speciali di prelievo (F1); Biglietti, monete e depositi (F2); Titoli di credito (F3); Prestiti (F4); Partecipazioni e quote di fondi di investimento (F5); Assicurazioni, pensioni e garanzie standard (F6); Strumenti finanziari derivati (F7); Altri conti (F8).<\/p>\n<p>I risultati del 2022 riflettono il consolidamento delle economie di tutti gli Stati, dopo le difficolt\u00e0 incontrate nel 2020-2021 per fronteggiare l\u2019emergenza sanitaria, con interventi pubblici che hanno sostenuto famiglie e imprese, passando per il settore finanziario. Al tempo stesso si registrano le conseguenze del forte aumento dell\u2019inflazione causato dal rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche.<\/p>\n<p>Nel 2022 il <strong>valore aggiunto<\/strong> dell\u2019Unione europea \u00e8 stato di 14,2 miliardi di euro (+8,9% rispetto al 2021) e quello dell\u2019Eurozona di 12,1 miliardi di euro (+8,4%).\u00a0Rispetto alla crisi economica del 2008 l&#8217;aumento \u00e8 stato del 39,5% nell\u2019Eurozona e del 43,4% nell\u2019Unione europea, ma solo del 19,4% in Italia.<\/p>\n<p>Il conto corrente della <strong>Germania<\/strong> nei confronti dell\u2019estero \u00e8 in positivo dal 2002 e staziona dal 2015 intorno ai 250 miliardi, grazie soprattutto al surplus della bilancia commerciale. Nonostante i cittadini tedeschi abbiano il pi\u00f9 elevato potere d\u2019acquisto pro capite, la Germania, oltre ad avere i conti pubblici in ordine, si conferma un Paese con bassi consumi, elevato risparmio e un basso livello di investimenti, sia privati che pubblici. Tutto questo non aiuta la redistribuzione del reddito e della ricchezza tra Paesi.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>Italia<\/strong> aveva nel 1995 un potere d\u2019acquisto pro capite analogo a quello tedesco, ma da allora \u2013 e soprattutto dal 2007 \u2013 le differenze si sono ampliate (ora supera i 5 mila euro). Nello stesso arco temporale la propensione al risparmio delle famiglie italiane si \u00e8 dimezzata dal 21% al 8% (minimo assoluto della serie storica). Le imprese italiane hanno visto erodere la loro quota di profitto e ci\u00f2 dipende in gran parte dalla stagnazione della produttivit\u00e0, che \u00e8 invariata dal 2000, mentre in Germania \u00e8 aumentata del 33% rispetto al 1995. Nel 2023, per la prima volta dal 2016, il <strong><a href=\"https:\/\/www.ilfoglietto.it\/economia\/7329-italia-pi%C3%B9-povera-torna-a-essere-paese-%E2%80%98ceditore%E2%80%99.html\" target=\"_blank\">reddito nazionale lordo risulta inferiore al Pil<\/a><\/strong>, a causa soprattutto degli interessi passivi che perdono 40 miliardi nei confronti con l&#8217;estero.<\/p>\n<p>La <strong>Francia<\/strong>, che insieme alla Spagna ha privilegiato l\u2019intervento pubblico rispetto al consolidamento fiscale, ha invece un deficit di oltre 100 miliardi di euro nel saldo di conto corrente con l\u2019estero, con la pubblica amministrazione indebitata per 127 miliardi\u00a0 (le famiglie francesi sono per\u00f2 in attivo). Tuttavia, continua a mantenere un reddito nazionale che supera il Pil del 1,8%.<\/p>\n<p>Tutto il contrario dell\u2019<strong>Irlanda<\/strong>, in cui la concessione di condizioni di favore alle societ\u00e0 multinazionali che hanno spostato a Dublino la loro sede fiscale, ha fatto aumentare il Pil, ma ha anche causato una fuoriuscita verso l\u2019estero di 143 miliardi di redditi da capitale. Lo stesso accade in <strong>Lussemburgo<\/strong>, anche se per importi pi\u00f9 limitati (12 miliardi di differenza tra Pil e Rnl).<\/p>\n<p>In <strong>Grecia<\/strong>, le famiglie se la passano tutt\u2019altro che bene con una propensione al risparmio negativa (-4% nel 2022). In pratica i cittadini greci consumano pi\u00f9 del loro reddito, attingendo ai capitali accumulati in passato o \u2013 nella gran parte dei casi &#8211; indebitandosi nei confronti degli altri settori istituzionali e del resto del mondo.<\/p>\n<p>I livelli di tassazione tra i Paesi restano ampiamente differenti, come pure la composizione del gettito tributario tra imposte indirette (iva, tasse e dazi su importazioni, imposte sui prodotti e sulla produzione), indirette (tasse sul reddito e altre tasse correnti) e in conto capitale.<\/p>\n<p>La pressione fiscale varia tra il 47,8% della Francia e il 21,6% dell\u2019Irlanda, ma il <em>gap<\/em> si riduce se si considera quanto lo Stato restituisce sotto forma di prestazioni sociali in denaro (pensioni) o in natura (beni o servizi forniti gratuitamente alle famiglie).<\/p>\n<p>Il reddito disponibile pro capite corretto per i trasferimenti sociali in natura e riportato a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto mostra valori doppi per un cittadino tedesco (oltre 28 mila euro) rispetto a un greco.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 che viene risparmiato e non reinvestito nell\u2019economia va ad accrescere la ricchezza finanziaria, che sta acquistando un\u2019importanza sempre maggiore rispetto all\u2019economia reale.\u00a0 Il Lussemburgo, nonostante le modestissime dimensioni, ha pi\u00f9 di 11 mila miliardi di attivit\u00e0 finanziarie, quattro volte i volumi dell\u2019Italia.<\/p>\n<p>I Paesi Bassi e la Germania vantano una solida posizione patrimoniale sull\u2019estero, mentre quasi tutti gli altri Paesi risultano debitori, o sostanzialmente in pareggio come l\u2019Italia.<\/p>\n<p>Il saldo attivo delle societ\u00e0 finanziarie italiane continua ad essere molto alto (419 miliardi nel 2022) e non ha uguali in Europa (in Germania sono 320 e in Francia sono in passivo per 177 miliardi).<\/p>\n<p>Dai numeri esposti risulta evidente che in questi anni non si \u00e8 fatto nulla per ridurre l\u2019eterogeneit\u00e0 tra le economie dei Paesi dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>Nell\u2019Eurozona, a causa del persistere di notevoli differenze strutturali, la politica monetaria unitaria incide in maniera difforme sulla reattivit\u00e0 e competitivit\u00e0 dei singoli Paesi.<\/p>\n<p>Ogni Paese europeo, poi, ha una propria politica fiscale, previdenziale, assistenziale e sanitaria, come anche diverse sono le regole del mercato del lavoro, alimentando la delocalizzazione della produzione nei Paesi in cui le retribuzioni sono inferiori e i costi per le imprese sono minori.<\/p>\n<p>La mancanza di regole condivise ha generato all\u2019interno dell\u2019Unione europea disparit\u00e0 di trattamento fiscale per categorie di imprese o di cittadini, tanto che si pu\u00f2 parlare di veri e propri paradisi fiscali.<\/p>\n<p>Le differenze sono perfino maggiori se si considerano i Paesi UE che non hanno adottato la moneta unica, in cui la banca centrale nazionale persegue una propria politica monetaria.\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franco Mostacci I conti economici europei per settore istituzionale 2022 (rapporto statistico completo di tavole e grafici) Open Data (tutti i dati del rapporto in formato Excel) Il rapporto mette insieme pi\u00f9 di 600 mila numeri, che descrivono la sequenza dei conti economici in tre diverse dimensioni: la distribuzione geografica (i 27 Paesi dell&#8217;Unione 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