{"id":97,"date":"2014-03-14T17:00:01","date_gmt":"2014-03-14T16:00:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francomostacci.it\/?p=97"},"modified":"2014-03-14T17:00:01","modified_gmt":"2014-03-14T16:00:01","slug":"la-regola-del-debito-e-il-disavanzo-strutturale-tra-falsi-miti-e-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/2014\/03\/14\/la-regola-del-debito-e-il-disavanzo-strutturale-tra-falsi-miti-e-realta\/","title":{"rendered":"La regola del debito e il disavanzo strutturale tra falsi miti e realt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/mostacci_debito_indebitamentostrutturale.pdf\" target=\"_blank\">(versione PDF)<\/a><br \/>\ndi Franco Mostacci<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/stelle_europa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-295\" alt=\"stelle_europa\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/stelle_europa.jpg\" width=\"308\" height=\"154\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/stelle_europa.jpg 600w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/stelle_europa-300x150.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 308px) 100vw, 308px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Secondo un\u2019opinione diffusa, per adempiere al Fiscal Compact, l\u2019Italia dovr\u00e0 ridurre nel 2015 di oltre 50 miliardi il livello del proprio debito pubblico, con costi insostenibili per la societ\u00e0<a title=\"\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p>Fortunatamente, le cose al momento non stanno esattamente in questi termini.<!--more--><\/p>\n<p>La regola sulla riduzione del debito, secondo la quale ogni Paese si impegna a ridurre il proprio debito pubblico eccedente il 60% del Pil a un ritmo medio di un ventesimo all\u2019anno, \u00e8 stata introdotta con il Regolamento europeo 1177 del 2011<a title=\"\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>, uno degli elementi che costituiscono il cosiddetto <i>six pack<\/i> (formato da 5 regolamenti e 1 direttiva).<\/p>\n<p>Essa fa il paio con la regola sul <i>deficit &#8211;<\/i> uno dei requisiti economici e finanziari previsti dal Trattato di Maastricht per accedere all\u2019Euro e poi ripreso dal Patto di Stabilit\u00e0 e Crescita del 1997 &#8211; secondo la quale l\u2019indebitamento netto della pubblica amministrazione non deve superare il 3% del Pil<a title=\"\" href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p>All\u2019inizio del 2012, il Trattato sulla stabilit\u00e0, coordinamento e governance nell\u2019unione economica e monetaria, meglio noto come Fiscal Compact<a title=\"\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>, ha introdotto un ulteriore vincolo ai saldi di finanza pubblica, imponendo un limite dello 0,5% del rapporto tra l\u2019indebitamento strutturale, cio\u00e8 al netto del ciclo economico e delle misure <i>una tantum <\/i>e il Pil. L\u2019Italia, a differenza della maggior parte dei Paesi dell\u2019Unione monetaria europea, ha addirittura modificato la Costituzione, prevedendo nell\u2019articolo 81 \u201c<i>l&#8217;equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico<\/i>\u201d. Con la legge \u201crinforzata\u201d 243 del 24 dicembre 2012, che ha reso operative le modifiche costituzionali, \u00e8 stato poi precisato che l\u2019equilibrio di bilancio corrisponde all\u2019obiettivo di medio termine previsto dal Fiscal Compact.<\/p>\n<p>Ma vediamo come funzionano i tre vincoli e cosa comporta nel dettaglio il loro rispetto.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Il vincolo sull\u2019indebitamento netto<\/span><\/p>\n<p>L\u2019indebitamento netto \u00e8 la differenza tra le entrate e le uscite consolidate della pubblica amministrazione, calcolate secondo il criterio di competenza economica, definita dal sistema europeo dei conti nazionali. Tra le uscite sono conteggiate anche le spese per gli interessi passivi (il servizio del debito)<a title=\"\" href=\"#_ftn6\">[5]<\/a>.<\/p>\n<p>Se il rapporto tra l\u2019indebitamento netto e il Pil supera il 3%, la Commissione Europea propone l\u2019apertura di una procedura per deficit eccessivi<a title=\"\" href=\"#_ftn7\">[6]<\/a>, che comporta l\u2019assunzione di impegni ben precisi su un percorso di rientro.<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 gi\u00e0 incappata per due volte nella procedura per disavanzi eccessivi, nel 2005 (chiusa senza sanzioni nel 2008) e nel 2009. L\u2019ultima procedura si \u00e8 conclusa con il \u00a0<a href=\"http:\/\/europa.eu\/rapid\/press-release_MEMO-13-463_it.htm\">2012<\/a>, anno in cui il rapporto deficit\/Pil \u00e8 stato ricondotto al 3%, lo stesso valore conseguito anche nel 2013 secondo le pi\u00f9 recenti stime fornite dall\u2019<a href=\"http:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/114138\"><b>Istat<\/b><\/a><a title=\"\" href=\"#_ftn8\">[7]<\/a>.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Il vincolo sull\u2019indebitamento strutturale<\/span><\/p>\n<p>Dopo l\u2019uscita dalla procedura per deficit eccessivi, l\u2019Italia \u00e8 impegnata a rimanere in linea con gli obiettivi di medio termine (MTO)<a title=\"\" href=\"#_ftn9\">[8]<\/a>, compiendo per un triennio progressi sufficienti di risanamento dei conti pubblici.<\/p>\n<p>Gli obiettivi di medio termine sono definiti in termini strutturali: la posizione di bilancio della pubblica amministrazione \u00e8 considerata al netto degli effetti del ciclo economico e delle misure <i>una tantum<\/i> adottate per fronteggiare situazioni non prevedibili.<\/p>\n<p>La differenza tra l\u2019indebitamento netto, che non deve superare il 3% del Pil per rispettare il Patto di stabilit\u00e0 e crescita e l\u2019indebitamento strutturale, che non deve superare lo 0,5% del Pil per adempiere al Fiscal Compact e al dettato costituzionale, \u00e8 sostanziale.<\/p>\n<p>Per ragionare in termini strutturali si deve considerare il Pil potenziale, che \u00e8 definito come il livello dell\u2019output che un\u2019economia pu\u00f2 produrre senza generare pressioni inflazionistiche.<\/p>\n<p>Nella pratica il <a href=\"http:\/\/www.dt.mef.gov.it\/export\/sites\/sitodt\/modules\/documenti_it\/analisi_progammazione\/analisi_programmazione_economico\/Il_calcolo_del_PIL_potenziale_e_del_saldo_di_bilancio_corretto_per_il_ciclo.pdf\"><b>Pil potenziale<\/b><\/a> Y<sub>t<\/sub><sup>pot<\/sup> , espresso in termini reali \u00e8 calcolato come una funzione di produzione di tipo Cobb-Douglas che tiene conto del fattore lavoro, del fattore capitale e della produttivit\u00e0 totale dei fattori.<\/p>\n<p>Nei periodi di crisi economica il Pil Y<sub>t<\/sub>, anch\u2019esso considerato in termini reali, \u00e8 inferiore al Pil potenziale, che rappresenta la sola componente di <i>trend<\/i>.<\/p>\n<p>La variazione tra il Pil e il Pil potenziale \u00e8 il cosiddetto <i>output gap<\/i>:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_form1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-99\" alt=\"2014debito_form1\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_form1-1024x98.png\" width=\"600\" height=\"57\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_form1-1024x98.png 1024w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_form1-300x29.png 300w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_form1-768x74.png 768w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_form1-1536x147.png 1536w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_form1-2048x197.png 2048w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><\/p>\n<p>che, se negativo, \u00a0misura di quanto il Pil si \u00e8 ridotto a causa del ciclo economico sfavorevole. Secondo le pi\u00f9 recenti stime della <a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/economy_finance\/eu\/forecasts\/2014_winter_forecast_en.htm\"><b>Commissione europea<\/b><\/a>, in Italia l\u2019<i>output gap<\/i> \u00e8 risultato di -3% nel 2012, di -4,3% nel 2013 ed \u00e8 in diminuzione nei prossimi anni per effetto della auspicata ripresa economica.<\/p>\n<p>Il saldo di bilancio corretto per il ciclo economico si ottiene sottraendo dall\u2019indebitamento netto l\u2019output gap moltiplicato per un coefficiente che misura l\u2019elasticit\u00e0 delle entrate fiscali e delle spese pubbliche alla congiuntura economica <a title=\"\" href=\"#_ftn10\">[9]<\/a>:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_form2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-100\" alt=\"2014debito_form2\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_form2-1024x55.png\" width=\"474\" height=\"25\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il saldo strutturale di bilancio si ottiene sottraendo al saldo di bilancio corretto per il ciclo economico l\u2019effetto delle misure <i>una tantum<\/i> in rapporto al Pil:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_form3.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-101\" alt=\"2014debito_form3\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_form3.png\" width=\"1002\" height=\"54\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_form3.png 1002w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_form3-300x16.png 300w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_form3-768x41.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1002px) 100vw, 1002px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u2019obiettivo di medio termine fa riferimento a quest\u2019ultima grandezza e prevede una riduzione del saldo di bilancio strutturale di almeno 0,5 punti percentuali l\u2019anno, salvo motivate eccezioni. Nel 2012 era -1,4% \u00a0e si \u00e8 ridotto a -0,8% nel 2013. Per gli anni a venire la Commissione europea ritiene che scenda a -0,6% nel 2014, per poi risalire a -0,8% nel 2015.<\/p>\n<p>Il disavanzo strutturale deve essere ulteriormente migliorato rispetto alle previsioni, agendo su una delle componenti, in primo luogo sull\u2019indebitamento netto b<sub>t<\/sub>.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Il vincolo del debito<\/span><\/p>\n<p>Nel 2013 il debito pubblico \u00e8 arrivato a 2.069 miliardi di euro ed \u00e8 aumentato in un anno di 80 miliardi di euro, di cui 47 di indebitamento e 33 di flussi finanziari<a title=\"\" href=\"#_ftn11\">[10]<\/a>. Per verificare la regola sul debito si fa riferimento al rapporto debito pubblico\/Pil, che ha toccato quota 132,6%.<\/p>\n<p>Durante il periodo triennale di transizione, che segue l\u2019uscita dalla procedura per disavanzi eccessivi, il criterio del debito si ritiene soddisfatto se \u00e8 in corso un processo adeguato di avvicinamento alla soglia.<\/p>\n<p>La prima verifica secondo le nuove regole previste dal Regolamento 1177\/2011 sar\u00e0 effettuata sullo stock di debito pubblico al 31 dicembre 2015.<\/p>\n<p>La riduzione del debito pubblico in eccedenza si intende rispettata se si verifica almeno una delle tre condizioni<a title=\"\" href=\"#_ftn12\">[11]<\/a>:<\/p>\n<p>a)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 il differenziale rispetto al 60% \u00e8 diminuito negli ultimi tre anni ad un ritmo medio di un ventesimo all\u2019anno (<i>backward looking<\/i>). Il <i>benchmark<\/i> da rispettare \u00e8:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_form4bis.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-380\" alt=\"2014debito_form4bis\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_form4bis-1024x55.png\" width=\"474\" height=\"25\" \/><\/a><\/p>\n<p>dove dd<sub>t<\/sub> \u00e8 il valore di soglia e d<sub>t<\/sub> \u00e8 il rapporto debito\/pil al tempo t. Per calcolare il valore limite del 2015 si considera il rapporto debito\/Pil del 2012, 2013 e 2014;<\/p>\n<p>b)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 le proiezioni di bilancio della Commissione indicano che la riduzione necessaria del differenziale si produrr\u00e0 nel triennio che comprende i due anni successivi (<i>forward looking<\/i>). Tale condizione \u00e8 stata introdotta per venire incontro ai Paesi che hanno impostato un processo di correzione del debito che ancora non \u00e8 giunto a maturazione. In questo caso il benchmark diventa:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_form5bis.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-381\" alt=\"2014debito_form5bis\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_form5bis-1024x55.png\" width=\"474\" height=\"25\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il confronto \u00e8 riferito al 2017 e per calcolare il valore limite si utilizza il rapporto debito\/Pil del 2014, 2015 e 2016<a title=\"\" href=\"#_ftn13\">[12]<\/a>.<\/p>\n<p>c)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 nell\u2019applicazione del parametro di riferimento si deve tenere conto dell\u2019influenza del ciclo sul ritmo di diminuzione del debito. Il ciclo economico ha effetto sia sul livello del debito pubblico che sul Pil. In particolare, durante una crisi economica il debito pubblico \u00e8 maggiore a causa delle minori entrate e delle maggiori uscite e al tempo stesso il Pil \u00e8 inferiore al suo valore potenziale. Il rapporto debito\/Pil \u201caggiustato\u201d per gli effetti del ciclo economico \u00e8:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_form6bis.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-382\" alt=\"2014debito_form6bis\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_form6bis-1024x116.png\" width=\"474\" height=\"53\" \/><\/a><\/p>\n<p>dove D<sub>t<\/sub> \u00e8 lo stock di debito nell\u2019anno t; C<sub>t<\/sub> \u00e8 la componente ciclica del saldo di bilancio; Y<sub>t-3<\/sub> \u00e8 il Pil nominale nell\u2019anno t-3; y<sup>pot <\/sup>\u00e8 la variazione del Pil potenziale e p<sub>t<\/sub> \u00e8 la variazione del deflatore.<\/p>\n<p>In pratica, l\u2019Italia nel 2015 avr\u00e0 assolto i suoi obblighi se il debito pubblico si sar\u00e0 adeguatamente ridotto nel periodo 2012-2014 (condizione <i>a<\/i>) oppure se si ridurr\u00e0 nei due anni successivi tenendo conto delle previsioni (condizione <i>b<\/i>) oppure se si sar\u00e0 ridotto nel periodo 2012-2014 considerando sia il debito pubblico che il Pil corretti per il ciclo economico (condizione <i>c<\/i>).<\/p>\n<p>E\u2019 sufficiente, quindi, che si verifichi una sola delle tre condizioni.<\/p>\n<p>Per capire cosa potrebbe accadere, prendiamo a riferimento i dati di consuntivo dell\u2019Istat e della Banca d\u2019Italia per il 2012-2013, le previsioni della Commissione Europea per il 2014-2015; il livello di debito pubblico della Nota di aggiornamento al Def per il 2016-2017 e stime prudenziali su crescita e inflazione.<\/p>\n<p><b>Scenario macroeconomico e di finanza pubblica 2012-2017 \u00a0&#8211; <\/b><i>(miliardi di euro e valori %)<\/i><br \/>\n<span style=\"font-size: xx-small;\"> <a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_tav_ter.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-477\" alt=\"2014debito_tav_ter\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_tav_ter.png\" width=\"672\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_tav_ter.png 672w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/2014debito_tav_ter-300x82.png 300w\" sizes=\"(max-width: 672px) 100vw, 672px\" \/><\/a><br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: xx-small;\"><i>Fonte: <\/i>Istat (Pil nominale, var. deflatore, Pil reale e indebitamento netto 2012-2013); Banca d\u2019Italia (Debito pubblico 2012-2013); Commissione europea (stime 2014-2015 e dati strutturali); Ministero Economia (Indebitamento netto e Debito pubblico 2016-2017) <\/span><\/p>\n<p>Il debito pubblico dovrebbe passare dai 2.069 miliardi di euro del 2013 ai 2.155 miliardi di euro del 2015 (+86 miliardi di euro), in cui toccherebbe il suo picco massimo per poi iniziare a scendere leggermente a un ritmo di circa 9 miliardi di euro l\u2019anno<a title=\"\" href=\"#_ftn14\">[13]<\/a>. Se le previsioni della Commissione europea per il 2014-2015 e le stime di crescita e inflazione per il 2016-2017 saranno confermate, la regola del debito potrebbe essere rispettata. E vediamo perch\u00e9.<\/p>\n<p>Il <i>benchmark <\/i>del rapporto debito\/Pil per il 2015 <i>backward looking<\/i> risulter\u00e0 uguale a 124,3%, irraggiungibile per il livello atteso che \u00e8 invece di 132,4%. Anche il valore del rapporto debito\/Pil corretto per il ciclo economico, che scenderebbe a 127,6%, \u00e8 troppo lontano dall\u2019obiettivo.<\/p>\n<p>Se per\u00f2 si considera il rapporto debito\/Pil in un\u2019ottica <i>forward looking<\/i> si ottiene un limite di 124,6% e il valore atteso per il 2017 si colloca, sebbene di poco, al di sotto di esso.<\/p>\n<p>Questo possibile risultato va, comunque, preso con cautela.<\/p>\n<p>E\u2019 da tenere presente che negli ultimi anni\u00a0 le stime di crescita dell\u2019economia formulate dalla Commissione europea, ma ancor pi\u00f9 quelle fornite dal Governo italiano, si sono in genere rivelate ottimistiche. Se la ripresa economica dovesse ancora ritardare o manifestarsi con effetti pi\u00f9 limitati rispetto alle previsioni, le cose si complicherebbero non poco.<\/p>\n<p>I limiti per la realizzazione dell\u2019obiettivo sono molto ristretti ed \u00e8 sufficiente che, a parit\u00e0 di inflazione, il ritmo di crescita del 2016-2017 sia inferiore all\u20191,2 % annuo oppure che lo stock di debito pubblico sia superiore \u00a0(ad esempio per il pagamento di tutti i debiti della PA verso le imprese) per far saltare il rispetto del vincolo<a title=\"\" href=\"#_ftn15\">[14]<\/a>.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Gli aiuti internazionali<\/span><\/p>\n<p>L\u2019Italia ha contribuito per la quota di competenza a finanziare i fondi salva Stati. A fine 2013 l\u2019esposizione italiana era di 55,6 miliardi (34,1 miliardi di euro per l\u2019Efsf<a title=\"\" href=\"#_ftn16\"><sup><sup>[15]<\/sup><\/sup><\/a>, 11,5 miliardi per l\u2019Esm<a title=\"\" href=\"#_ftn17\"><sup><sup>[16]<\/sup><\/sup><\/a>e 10 miliardi di prestito bilaterale alla Grecia), che gravano sul debito pubblico.<\/p>\n<p>Il rapporto debito\/Pil al netto dei sostegni nel 2013 \u00e8 pari al 129% (il debito lordo, come abbiamo visto, \u00e8 132,6%). Se si considera la serie al netto dei sostegni anche i valori di <i>benchmark<\/i> si riducono e la situazione sostanzialmente non cambia. Anche in questo caso l\u2019Italia avrebbe la possibilit\u00e0 di rispettare nel 2015 il vincolo sulla riduzione del debito pubblico solo considerando l\u2019opzione <i>forward looking<\/i>\u00a0 (con un margine leggermente pi\u00f9 ampio rispetto al calcolo effettuato con il debito lordo).<\/p>\n<p>Nella valutazione dell\u2019impatto degli aiuti internazionali sul debito, non ci si pu\u00f2, per\u00f2, limitare a un semplice calcolo numerico. La sottrazione di risorse pubbliche per far fronte agli impegni di sostegno alle economie dei Paesi dell\u2019euro in difficolt\u00e0, ha sicuramente anche limitato la crescita dell\u2019economia italiana.<\/p>\n<p>Nel regolamento 1177\/2011 \u00e8 previsto che \u201c<i>la Commissione tiene in debita ed esplicita considerazione tutti gli altri fattori che, secondo lo Stato membro interessato, sono significativi per valutare complessivamente l\u2019osservanza dei criteri relativi al disavanzo e al debito e che tale Stato membro ha sottoposto al Consiglio e alla Commissione. In tale contesto, \u00e8 attribuita particolare attenzione ai contributi finanziari a sostegno della solidariet\u00e0 internazionale e della realizzazione degli obiettivi delle politiche dell\u2019Unione, al debito sostenuto sotto forma di sostegno bilaterale e multilaterale tra gli Stati membri nell\u2019ambito della salvaguardia della stabilit\u00e0 finanziaria, e al debito relativo alle operazioni di stabilizzazione finanziaria durante gravi turbolenze finanziarie<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Nel caso in cui il vincolo sulla riduzione del debito non risultasse rispettato per qualche decimale, la sottoscrizione dei fondi salva Stati costituir\u00e0 una valida ragione da tenere in considerazione.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">La revisione del Pil<\/span><\/p>\n<p>A settembre 2014 l\u2019Istat provveder\u00e0 a una <a href=\"http:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/110424\"><b>revisione straordinaria del Pil<\/b><\/a>, anche per tenere conto delle definizioni previste dal nuovo sistema dei conti nazionali europei (SEC 2010).<\/p>\n<p>Secondo le stime preliminari e provvisorie della <a href=\"http:\/\/epp.eurostat.ec.europa.eu\/portal\/page\/portal\/esa_2010\/introduction\"><b>Commissione europea<\/b><\/a> le nuove classificazioni dovrebbero portare a un aumento del livello del Pil italiano compreso tra l\u20191% e il 2%.<\/p>\n<p>Tale revisione avr\u00e0 un impatto solo marginale sui vincoli per l\u2019indebitamento netto<a title=\"\" href=\"#_ftn18\">[17]<\/a>, l\u2019indebitamento strutturale e il debito pubblico.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Considerazioni conclusive<\/span><\/p>\n<p>Il combinato disposto del Patto di Stabilit\u00e0 e Crescita &#8211; cos\u00ec come modificato dal regolamento 1177\/2011 &#8211; e del Fiscal compact, ripreso nella legislazione nazionale con una norma di rango costituzionale, impone il rispetto di precisi limiti relativi a tre parametri: l\u2019indebitamento netto, l\u2019indebitamento strutturale e il debito pubblico.<\/p>\n<p>Sulla base delle ultime previsioni della Commissione europea, il limite inferiore dello 0,5% strutturale rispetto al Pil, sarebbe violato nel 2015 a meno che non si effettui una correzione dell\u2019indebitamento netto di 3 punti decimali di Pil (circa 5 miliardi di euro)<a href=\"#_ftn19\">[18]<\/a>.<\/p>\n<p>I timori per un intervento di riduzione del debito pubblico dell\u2019ordine di 50 miliardi di euro appaiono al momento infondati. In uno scenario di inflazione moderata e di crescita dell\u2019economia dello 0,6% nel 2014 e di 1,2% costante dal 2015 al 2017, anche in presenza di un aumento contenuto dello <i>stock<\/i> di debito pubblico fino al 2015 (88 miliardi di euro), \u00a0il vincolo della riduzione del rapporto debito\/Pil per il 2015 sar\u00e0 rispettato secondo l\u2019opzione\u00a0 <i>forward looking<\/i>, se nel biennio 2016-2017 lo <i>stock<\/i> di debito inizier\u00e0 a flettere lievemente.<\/p>\n<p>Tuttavia, secondo il quadro tracciato dalla <a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/economy_finance\/economic_governance\/macroeconomic_imbalance_procedure\/index_en.htm\"><b>Commissione europea<\/b><\/a>, l\u2019Italia si trova oggi in una situazione di grave squilibrio macroeconomico a causa di un debito pubblico troppo elevato rispetto al Pil e una bassa competitivit\u00e0 dovuta alla scarsa produttivit\u00e0. Tutto questo in un contesto di inefficienze nella pubblica amministrazione e nel sistema giudiziario, una debole <i>governance<\/i>, alti livelli di corruzione e di evasione fiscale, ritardi nello sviluppo del capitale umano.<\/p>\n<p>La preoccupazione principale continua ad essere l\u2019onere eccessivo del servizio del debito (circa 80 miliardi di euro l\u2019anno calcolati secondo gli attuali tassi di interesse) che obbliga l\u2019Italia a mantenere un avanzo primario al di sopra del livello storico, impedendo misure di politica fiscale per favorire la ripresa.<\/p>\n<p>Sussiste, pertanto, il timore che le stime previsionali della Commissione europea e quelle governative di imminente diffusione con il Programma di Stabilit\u00e0 e il Piano Nazionale di Riforme (Def 2014) siano troppo ottimistiche e, alla prova dei fatti, costringeranno l\u2019Italia a ulteriori sacrifici \u2013 al momento non quantificabili \u2013 per il raggiungimento dei vincoli di bilancio.<\/p>\n<div>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Secondo un semplice ma non esatto calcolo, \u00a0l\u2019Italia, che ha raggiunto nel 2013 il tetto del 132,6% di debito sul Pil, deve abbatterlo annualmente di circa 3,5 punti percentuali, che corrispondono pi\u00f9 o meno a 55 miliardi di euro.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Tale regolamento modifica il Patto di Stabilit\u00e0 e Crescita, stabilendo il ritmo con il quale il debito pubblico in eccesso deve convergere alla soglia del 60% del Pil (articolo 2 del Regolamento 1467\/1997).<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> Sulla fissazione della soglia del disavanzo esiste una <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/finanza-e-mercati\/2014-01-29\/parla-inventore-formula-3percento-deficitpil-parametro-deciso-meno-un-ora-102114.shtml?uuid=ABJHQ0s\"><b>ricca aneddotica<\/b><\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Sotto il profilo giuridico il Fiscal Compact \u00e8 un trattato internazionale al momento non incorporato nell\u2019ordinamento dell\u2019Unione Europea.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref6\">[5]<\/a> Come noto la differenza tra entrate e uscite al netto degli interessi passivi d\u00e0 luogo, invece, al saldo primario.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref7\">[6]<\/a> La procedura di infrazione \u00e8 una decisione assunta dal Consiglio su proposta della Commissione che redige un rapporto ai sensi dell\u2019articolo 126(3) del TFUE.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref8\">[7]<\/a> Per essere precisi, l\u2019Italia ha continuato a sforare di 349 milioni di euro nel 2012 e di 520 milioni di euro nel 2013 il limite del 3% del Pil, ma si \u00e8 soprasseduto per via degli arrotondamenti matematici.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref9\">[8]<\/a> La vigente definizione di MTO \u00e8 contenuta nel Regolamento 1175\/2011 (Six Pack), lo stesso che introduce il Semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref10\">[9]<\/a> Un ciclo economico sfavorevole pu\u00f2 causare la riduzione delle entrate relative all\u2019Irpef, alla tassazione sulle imprese, alla tassazione indiretta (Iva), ai contributi sociali e l\u2019aumento delle spese per i sussidi di disoccupazione. Per l\u2019Italia l\u2019elasticit\u00e0 delle entrate \u00e8 0,09 e quella delle uscite -1,04. L\u2019elasticit\u00e0 complessiva \u00e8 una media delle due elasticit\u00e0 pesata con la quota rispettiva di entrate e uscite rispetto al Pil. Nel 2012 e 2013 il valore di \u03b5 \u00e8 stato di 0,57.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref11\">[10]<\/a> Tecnicamente sono definiti raccordo disavanzo\/debito.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref12\">[11]<\/a> La metodologia \u00e8 tratta da \u201c<a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/economy_finance\/publications\/occasional_paper\/2013\/pdf\/ocp151_en.pdf\"><b>Vademecum on the Stability and Growth Pact<\/b><\/a>\u201d, European Commission, Occasional Papers 151 \u2013 maggio 2013<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref13\">[12]<\/a> Al momento in cui sar\u00e0 effettuata la verifica si l rapporto debito\/Pil per il 2016 e il 2017 \u00e8 previsionale.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref14\">[13]<\/a> Lo stock di debito del 2016-2017 si basa sulle stime del Ministero dell\u2019economia contenute nella Nota di aggiornamento al Def di settembre 2013. Secondo quanto riportato in una nota \u201c<i>i valori\u00a0 programmatici includono i proventi da privatizzazioni e da dismissioni immobiliari per un ammontare pari a circa 0,5% di Pil all\u2019anno. L\u2019attuale scenario ipotizza una graduale chiusura degli spread\u00a0 a 200 punti base nel 2014, 150 nel 2015 e 100 nel 2016 e 2017<\/i>\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref15\">[14]<\/a> La Corte dei Conti (<a href=\"http:\/\/www.corteconti.it\/documenti_per_parlamento\/relazioni_quadrimestrali\/\"><b>relazione del 18 febbraio 2014<\/b><\/a>) ha segnalato che la Legge di Stabilit\u00e0 2014 prevede 13,7 miliardi di entrate a rischio nel periodo 2017-2020.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref16\">[15]<\/a> I contributi al fondo Efsf sono solo figurativi. Viene iscritta una passivit\u00e0 a debito come garanzia qualora i beneficiari del fondo non dovessero restituire il debito.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref17\">[16]<\/a> Per pagare la quota di contributo al capitale dell\u2019Esm sono stati emessi nel 2013 titoli di Stato in aggiunta a quelli occorrenti per coprire il debito pubblico italiano.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a href=\"#_ftnref18\">[17]<\/a> Ipotizzando un aumento dell\u20191,5% del Pil nominale l\u2019indebitamento netto del 2013 passerebbe dal 3,033% al 2,989%, in entrambi i casi arrotondato al 3%.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref19\">[18]\u00a0<\/a>In realt\u00e0 l\u2019obiettivo di medio termine per l\u2019Italia \u00e8 pi\u00f9 ambizioso e prevede il pareggio di bilancio strutturale, che comporterebbe un\u2019ulteriore correzione di circa 8 miliardi di euro. Gi\u00e0 nel 2014 il percorso di avvicinamento all\u2019MTO richiederebbe un aggiustamento in termini strutturali (<i>nota aggiunta il 18 marzo 2014 grazie alle osservazioni di un referee anonimo<\/i>).<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(versione PDF) di Franco Mostacci Secondo un\u2019opinione diffusa, per adempiere al Fiscal Compact, l\u2019Italia dovr\u00e0 ridurre nel 2015 di oltre 50 miliardi il livello del proprio debito pubblico, con costi insostenibili per la societ\u00e0[1]. Fortunatamente, le cose al momento non stanno esattamente in questi termini.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"","footnotes":""},"categories":[6],"tags":[173,256,310,311,534],"class_list":["post-97","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-finanza-pubblica","tag-debito-pubblico","tag-fiscal-compact","tag-indebitamento-netto","tag-indebitamento-strutturale","tag-reg-11772011","et-doesnt-have-format-content","et_post_format-et-post-format-standard"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/97","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=97"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/97\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=97"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=97"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=97"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}