{"id":994,"date":"2015-03-11T14:42:46","date_gmt":"2015-03-11T13:42:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francomostacci.it\/?p=994"},"modified":"2015-03-11T14:42:46","modified_gmt":"2015-03-11T13:42:46","slug":"per-tagliare-il-debito-non-ce-solo-lausterita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/index.php\/2015\/03\/11\/per-tagliare-il-debito-non-ce-solo-lausterita\/","title":{"rendered":"Per tagliare il debito non c&#8217;\u00e8 solo l&#8217;austerit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\tdi Franco Mostacci<br \/>\npubblicato su <a href=\"https:\/\/drive.google.com\/file\/d\/0B9iW78ll4pTCRUlmelJ3OFltZVU\/view?usp=sharing\" target=\"_blank\"><strong>Il Fatto Quotidiano<\/strong><\/a> (11 marzo 2015, pag. 14)<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/exit.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-995\" src=\"http:\/\/www.francomostacci.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/exit.jpg\" alt=\"exit\" width=\"170\" height=\"125\" srcset=\"https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/exit.jpg 367w, https:\/\/franco2.linkvalidation.net\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/exit-300x221.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 170px) 100vw, 170px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il debito pubblico italiano \u00e8 aumentato nel solo 2014 di 66 miliardi di euro, toccando quota 2.135 miliardi. Nel 2015 il Governo prevede che cresca di altri 50 miliardi, con una spesa per interessi di 74 miliardi. Il peso del debito pubblico, pur se ancora sostenibile in termini di liquidit\u00e0 e solvibilit\u00e0, da anni limita fortemente la crescita.<\/p>\n<p><!--more-->Nella sua opera \u2018Il Capitale nel XXI secolo\u2019, Thomas Piketty dedica un capitolo alla questione del debito pubblico. Per uscire dalla crisi del debito che sta minando le economie del Vecchio Continente, l\u2019economista francese suggerisce nell\u2019ordine tre possibili soluzioni: un\u2019imposta sul capitale, l\u2019inflazione e l\u2019austerit\u00e0.<\/p>\n<p>Avendo come obiettivo l\u2019equit\u00e0 distributiva, \u201c<em>il metodo pi\u00f9 trasparente, pi\u00f9 giusto e pi\u00f9 efficace<\/em>\u201d per abbattere lo <em>stock<\/em> di debito pubblico \u00e8 tassare i patrimoni privati, immobiliari e finanziari.<\/p>\n<p>Con un\u2019imposizione straordinaria del 15% delle ricchezze possedute dalle famiglie si potrebbe azzerare in un colpo solo il debito pubblico, ma anche con aliquote progressive pi\u00f9 basse e salvaguardando i piccoli patrimoni (ad esempio non tassando l\u2019abitazione di propriet\u00e0) si potrebbe ricondurre il debito a livelli fisiologici, affrancando i conti pubblici da oneri eccessivi di spesa per interessi.<\/p>\n<p>Una politica fiscale che penalizza i detentori dei capitali non \u00e8 di facile attuazione per il timore della fuga all\u2019estero dei capitali finanziari e richiede un Governo che abbia un ampio consenso popolare. Per lo stesso Tsipras, nonostante gli annunci, non sar\u00e0 semplice varare in Grecia una sostanziosa patrimoniale.<\/p>\n<p>Il fardello del debito pubblico pu\u00f2 essere ridotto anche con l\u2019inflazione. Se i titoli di Stato non sono indicizzati, l\u2019aumento dei prezzi consente di pagare interessi di pari importo nominale, ma di valore reale ridotto. Nel secolo scorso, in diverse situazioni, la riduzione del debito \u00e8 stata conseguita grazie alla svalutazione monetaria. A parte l\u2019attuale quasi-deflazione, che pone ancora pi\u00f9 a rischio la sostenibilit\u00e0 del debito pubblico, un\u2019inflazione oltre il 2% l\u2019anno troverebbe la ferma contrapposizione della Bce, il cui principale obiettivo, da perseguire con gli strumenti della politica monetaria, \u00e8 proprio la stabilit\u00e0 dei prezzi. Senza contare il fatto che, al crescere dell\u2019inflazione, aumenterebbero anche i tassi di interesse, vanificando \u2013 almeno in parte \u2013 l\u2019effetto benefico sul debito reale. Un aumento dei prezzi peggiorerebbe, poi, le condizioni di vita dei ceti meno abbienti in misura maggiore di quanto inciderebbe sui pi\u00f9 ricchi.<\/p>\n<p>Sempre meglio, comunque, delle politiche di austerit\u00e0. Il percorso intrapreso dall\u2019Europa per uscire dalla crisi economica, fatto di tagli alla spesa pubblica e di vincoli sul deficit, sta deprimendo la crescita e produce effetti negativi, sia diretti che indiretti, sul debito pubblico, alimentando un circolo vizioso. L\u2019euro paga le conseguenze di essere una moneta senza Stato, cos\u00ec che risulta impossibile avere un politica fiscale comune ed emettere Eurobond. Anche il Quantitative Easing lanciato dalla BCE rischia di essere depotenziato dal divieto di acquistare i titoli direttamente dagli Stati emittenti, dovendoli invece riacquistare sul mercato secondario dai grandi istituti bancari e finanziari.<\/p>\n<p>L\u2019analisi di Piketty si ferma \u2013 come \u00e8 giusto che sia \u2013 alle misure convenzionali di rientro dal debito, non prendendo in considerazione le diverse forme di ristrutturazione del debito.<\/p>\n<p>Tra esse spicca la proposta PADRE, acronimo di Politically Acceptable Debt Restructuring in the Eurozone, di Pierre P\u00e2ris e Charles Wyplosz. Gli autori ritengono che l\u2019enorme debito pubblico accumulato sia un retaggio di errori politici del passato e che i costi di ristrutturazione devono essere assorbiti con la massima gradualit\u00e0 possibile. Il piano PADRE prevede la costituzione di un\u2019Agenzia internazionale \u2013 ma pu\u00f2 essere la stessa Bce \u2013 che acquista i titoli di Stato al valore di emissione in misura proporzionale alla quota azionaria posseduta in Bce e li trasforma in obbligazioni perenni a tasso di interesse nullo. Per finanziare l\u2019operazione l\u2019Agenzia emette a sua volta (in perdita) obbligazioni a un tasso di mercato, comunque pi\u00f9 basso di quello che sopporterebbero i diversi Stati. Questi ultimi provvedono a rimborsare nel tempo le <em>perpetuities<\/em> attraverso i profitti da signoraggio e si impegnano a politiche fiscali accorte, pena la perdita immediata del beneficio (clausola sul <em>moral hazard<\/em>). Nessuno Stato trarrebbe vantaggio a danno di altri e l\u2019onere del debito si scaricherebbe sulle generazioni future, allentando la morsa dell\u2019attuale austerit\u00e0. Il piano PADRE \u00e8 neutrale rispetto alla redistribuzione dei patrimoni e nella gerarchia proposta da Piketty pu\u00f2 essere collocato tra l\u2019imposta da capitale e l\u2019inflazione.<\/p>\n<p>Un altro strumento ancor meno convenzionale di ristrutturazione del debito \u00e8 lo scambio forzoso, che equivale a una sorta di imposta patrimoniale applicata, per\u00f2, ai soli possessori di titoli di Stato. In Italia, ad esempio, sono in circolazione 12 miliardi di BTP trentennali emessi nel 1993 al 9%, che generano una spesa per interessi fino a scadenza di oltre 1 miliardo di euro l\u2019anno. Se si sostituissero tutti i titoli in circolazione con altri che offrono un rendimento del 2%, si risparmierebbero nel 2015 circa 27 miliardi di euro di interessi. Si tratta sicuramente di un\u2019ipotesi fantasiosa, anche per le conseguenze che avrebbe sul sistema del credito, ma ad ogni modo varrebbe molto di pi\u00f9 di qualsiasi manovra di bilancio.\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franco Mostacci pubblicato su Il Fatto Quotidiano (11 marzo 2015, pag. 14) Il debito pubblico italiano \u00e8 aumentato nel solo 2014 di 66 miliardi di euro, toccando quota 2.135 miliardi. Nel 2015 il Governo prevede che cresca di altri 50 miliardi, con una spesa per interessi di 74 miliardi. 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